Circeo, ora si indaga su un falso certificato

Giacomo Legame

Un certificato di nascita rivelatosi al dunque un documento falso, una rogatoria pronta per essere inoltrata alle autorità iberiche, un’inchiesta per favoreggiamento che potrebbe finire in archivio per intervenuta prescrizione.
Si avvicina l’ora della verità sulla sorte di Andrea Ghira, il super-latitante del massacro del Circeo. Questa mattina infatti i pubblici ministeri titolari del fascicolo, l’aggiunto Italo Ormanni e il sostituto Giuseppe De Falco, trasmetteranno via fax la richiesta di rogatoria internazionale che consentirà di riesumare la salma sepolta col nome del «caporalmaggiore Massimo Testa de Andres», per scoprire attraverso gli esami del Dna se le spoglie custodite nell’enclave spagnola di Melilla, in Marocco, corrispondono per davvero a quelle della primula rossa, come già certificato dagli investigatori attraverso la comparazione delle impronte digitali.
Nella stessa occasione, i Pm capitolini potrebbero decidere di acquisire agli atti un certificato di nascita datato 1987, col timbro del Comune di Roma, che Testa (alias Ghira) avrebbe utilizzato per ottenere la cittadinanza spagnola e poter così continuare a essere inquadrato nei ranghi della Legione straniera «Tercio» dove si era arruolato. Secondo le prime verifiche effettuate presso l’ufficio Anagrafe del Campidoglio, infatti, non risulterebbe alcun Massimo Testa nato nel 1955 (come invece indicato nel certificato). Omonimi ve ne sono, ma risultano tutti nati in periodi diversi: nel 1956, per esempio, oppure nel 1959. Il documento, mostrato nel corso della trasmissione «Chi l’ha visto» condotta da Federica Sciarelli, è dunque un falso.
«Mi hanno spiegato - fa sapere l’assessore capitolino all’Anagrafe Giovanni Hermanin - che si potrebbe trattare di un falso materiale e non di un falso ideologico, perché non essendo registrata all’anagrafe alcuna persona con quelle generalità, non ci sarebbe il concorso degli uffici. Faremo, comunque, ulteriori controlli per risalire, eventualmente, ad altre tracce di quell’atto».
Il certificato potrebbe dunque finire agli atti dell’inchiesta, poiché non è da escludere l’interesse degli inquirenti romani a stabilire chi abbia compiuto il falso, e a quale scopo. E, soprattutto, chi potrebbe averlo consegnato a Ghira/Testa affinché ne facesse uso. Allo stesso modo, i magistrati potrebbero decidere di far luce sulla circostanza, tutta ancora da verificare, di una richiesta di dichiarazione di morte presunta che sarebbe stata presentata nel 2000 da parte dei familiari del latitante, per questioni legate all’eredità, e respinta dal tribunale civile di Roma (anche se va detto che Paolo Ghira, fratello di Andrea, ha smentito categoricamente la circostanza).
Intanto cresce l’attesa per i risultati dell’esame del Dna. Nei prossimi giorni si dovrebbe procedere al prelievo del campione da comparare, per il quale i familiari di Ghira hanno già dato agli inquirenti la loro disponibilità. Se l’accertamento dovesse dare esito positivo, potrebbe avvicinarsi anche l’archiviazione dell’inchiesta per favoreggiamento aperta dalla Procura di Roma a carico di due parenti della primula rossa del Circeo. Il reato di favoreggiamento, infatti, si prescrive entro il termine di sette anni e mezzo.
Se i resti del caporalmaggiore Massimo Testa corrispondono a quelli di Andrea Ghira, e se - come tutto al momento lascia pensare - la morte per overdose risale addirittura al 1994, ovvero a undici anni fa, non ci sarebbero più i termini per procedere, a meno che nelle indagini sulla lunga latitanza del massacratore non emerga il ruolo «protettivo» di qualche organizzazione di carattere eversivo. In tal caso, i termini per la prescrizione si allungherebbero e sul massacro del Circeo, dopo trent’anni, non potrebbe ancora calare definitivamente il sipario.