La città intelligente è protagonista anche del G7 Ambiente a Bologna

Cresce la digitalizzazione. La ricerca del Politecnico di Milano

Il tema delle smart city tiene banco anche nel corso del G7 Ambiente, la riunione che si chiude oggi a Bologna e che visto incontrarsi ministri delle sette nazioni industrializzate per confrontarsi su problematiche inerenti i cambiamenti climatici, l'inquinamento, l'impiego delle risorse energetiche e le legislazioni in materia ambientale. Di smart city si è parlato l'8 giugno all'incontro sul tema «Le città metropolitane per lo sviluppo sostenibile». A margine del meeting è stato sottoscritto un protocollo - la Carta di Bologna per l'Ambiente - che riconosce alle città un ruolo da protagoniste nella tutela ambientale attraverso l'impegno concreto in otto settori: riduzione dei rifiuti e riciclo, protezione del suolo e rigenerazione urbana, prevenzione del rischio di disastri generati dai cambiamenti climatici, transizione energetica, qualità dell'aria e riduzione delle polveri sottili, tutela delle acque e del verde urbano e infine - mobilità sostenibile.

Di smart city - un concetto di ammodernamento dei modi di gestire le esigenze dei cittadini, le risorse disponibili in un territorio e la governance amministrativa attraverso una nuova informatica cittadina - se ne parla ormai da circa due decenni. Si può dire che i primi modelli di «città intelligenti» sono nati in parallelo con la diffusione della Information Communications Technology (Ict) al di fuori delle aziende, delle grandi amministrazioni, dei centri di ricerca e delle università, fino ad arrivare nelle case - e poi addirittura nelle tasche - dei cittadini. Ma è solo da una decina d'anni che si assiste alla nascita e allo sviluppo di progetti concreti nelle maggiori città del mondo, laddove si concentra oltre un terzo della popolazione mondiale e viene prodotta quasi la metà del valore aggiunto delle nazioni.

I primi progetti hanno dovuto fare i conti con la scarsità di software specializzati, di hardware con sufficienti capacità computazionali e di reti a larga banda a prezzi accessibili. Il costo delle risorse informatiche e le limitazioni nella capacità di raccogliere informazioni in maniera capillare e rapida da molteplici fonti hanno ristretto i raggi d'azione delle prime smart city. Negli ultimi anni la situazione è molto cambiata grazie alle innovazioni tecnologiche e alla digitalizzazione crescente in tutti gli ambiti della vita quotidiana. Ormai tutti, dai bambini agli anziani, sono in grado di utilizzare strumenti Ict quali pc, smartphone, tablet, bancomat o chioschi informativi per cercare o inserire informazioni. Sempre più oggetti sono in grado di comunicare via software con altre cose (Internet of Things) e con software di analisi, gestione e orchestrazione automatizzata. Questi ultimi sono in aumento grazie anche all'adozione di protocolli di comunicazione e formati dati standard, e possono fornire informazioni ai cittadini e a sale di controllo centralizzate a disposizione degli amministratori.

L'approccio smart city, insomma, oggi è alla portata di tutte le città metropolitane. L'Osservatorio Internet of Things del Politecnico di Milano 2016/2017 fornisce dati incoraggianti. Nel 2016 gli investimenti in applicazioni di Smart City & Smart Environment sono cresciuti del 17% sull'anno precedente fino a quota 230 milioni.

Il 51% dei comuni italiani ha avviato almeno un progetto di smart city negli ultimi tre anni. Unica nota dolente è che il 56% dei progetti non hanno ancora una chiara strategia di sviluppo del territorio e adottano soluzioni che mancano di una visione di insieme, con un'integrazione più innovativa di servizi diversi.

RCe