Città della musica, a febbraio il progetto per Fonopoli

Loredana Gelli

Se ne parla da più di 7 anni, ma Fonopoli è in alto mare. Ci sono ancora 2 anni di attesa, nel frattempo, è stato approvato il progetto definitivo. A rivelare le novità, a Il Giornale, è proprio la sua anima primordiale, Renato Zero. Il grande artista sta trascorrendo alcuni giorni di riposo ospite dell’Albergo San Montano di Lacco Ameno, a Ischia. L’ambizioso progetto di costruire una città della musica, lasciato nell’oblio lungamente, è riaffiorato in pompa magna un anno fa durante una conferenza stampa organizzata presso la casa del Jazz dal sindaco Walter Veltroni e dagli assessori Claudio Minelli e Gianni Borgna. Un progetto importante per rivitalizzare un quadrante periferico come quello della Magliana che però, non vede mai la luce. Renato Zero la sua parte l’ha fatta, raccogliendo per Fonopoli più di 2 miliardi di vecchie lire. Con la mediazione del proprietario della bella struttura ischitana, l’ing. Antonio Baldi, ci facciamo raccontare come stanno le cose.
Fonopoli sì o Fonopoli no?
«Siamo a una fase conclusiva - risponde il re dei sorcini, sorseggiando un drink prima di cena -. A febbraio consegneremo il progetto esecutivo poi ci vorranno almeno due anni tra bando di gara e realizzazione definitiva di tutta l’opera».
Quindi, si sta parlando di dieci anni o forse anche di più se si considerano le fasi preliminari. Perché tanto tempo?
«L’Architetto Tommaso Valle ha ripreso il progetto già approvato dal Consiglio Comunale dopo lo stralcio della parte che riguardava il polo commerciale e urbanistico, un’area di ben 25.000mq che, se realizzata, avrebbe snaturato le finalità stesse di Fonopoli. Questioni burocratiche».
E, sul fronte dei finanziamenti, quali sono le certezze?
«Proprio durante la conferenza stampa, nell’ottobre del 2005, si è arrivati alla definizione: le spese di progettazione saranno a cura dell’Associazione Fonopoli mentre a realizzare il tutto sarà il Comune di Roma che è già pervenuto a un’intesa con la società Alitalia per l’area destinata al progetto, individuata tra il Gra, Via della Manliana e l’autostrada Roma -Fiumicino».
Insomma, si apre uno spiraglio di luce per tanti giovani talenti, alcuni dei quali vivono ancora nel disagio. Molti, come è stato per l’ex ragazzo della Montagnola, Renato Fiacchini, vogliono credere di poter vincere. Oggi, intanto, è ancora lui a vincere, con la sua tenacia e caparbietà. Alla soglia dei 56 anni continua ad affascinare e a coinvolgere migliaia di giovani riunendoli sotto un’unica bandiera, quella della musica. «Lavorare a questa idea - dice - mi ha rigenerato come l’affetto infinito con cui mi ricambiano i fan durante i miei concerti».
Sta già pensando all’evento che inaugurerà Fonopoli?
«Le idee sono tante. Ci sono tanti programmi in cantiere ma l’idea che più mi stuzzica è quella di creare energie in movimento. Oggi la staticità non è più di moda, come il banco di scuola. Ci vuole un insegnamento attivo e itinerante. Giovani che scambiano le loro esperienze, che comunicano veramente tra loro. Aprire la stagione di Fonopoli è come passare le consegne, è come partecipare ad una staffetta dove i grandi di ieri passano il testimone ai giovani di oggi. È per questo che voglio a tutti i costi mantenere le promesse fatte a Carla Fracci e agli altri sette direttori artistici che ho scelto per camminare in questa fervida città dell’arte».
Poi, sotto i raggi della luna, leggeri come questi ultimi spicchi d'estate, Renato, tra un pacchero all'ischitana e una spigola al sale, ha regalato agli amici arrivati appositamente per brindare in sua compagnia, battute e divertenti aneddoti. «L’Italia che preferisco è questa - dice -. Ho sempre amato il meridione che considero la benzina del paese e, in particolare, adoro questa isola». Un aneddoto della serata ischitana del grande artista. Dopo un trattamento al viso all'olio extravergine d’oliva della linea Perricone, fiore all’occhiello del centro benessere di cui è dotato l’Albergo San Montano, Renato Zero ha voluto provare anche un massaggio rivitalizzante e, non amando molto esporsi, la sua pelle chiara ha subìto in un batter d’occhio gli effetti del trattamento: un’immediata vasodilatazione ha stimolato la circolazione sanguigna rendendo la sua pelle di colore rosaceo. È a questo punto che, guardandosi allo specchio, il re dei sorcini ha esclamato, con la sua ironica verve: «Aridateme Renato!». Trasformatosi nel leit motiv della serata.