La Città Proibita e le sue donne misteriose

In mostra le opere di Guo Fang che racconta un microcosmo ricco di colori, fasto e sensualità

Nica Fiori

Un pittore di corte contemporaneo cinese. Così potrebbe essere definito l’artista della mostra «Jiang Guo Fang. Il pittore della città proibita», a Palazzo Venezia fino al 2 ottobre.
L’esposizione presenta per la prima volta al pubblico italiano 33 opere di uno degli artisti più significativi della Cina contemporanea. Dotato di indiscutibile talento e di una tecnica straordinaria, egli fa rivivere con i suoi colori brillanti e le atmosfere fastose una Cina settecentesca inedita e misteriosa, quella dell’antico complesso architettonico della Città Proibita, dove vivevano i cortigiani della dinastia Qing. Gli eventi di corte, le giornate del piccolo imperatore, il riposo delle concubine e principesse viene descritto con raffinato realismo, che ricorda alcuni maestri della pittura rinascimentale fiamminga, Van Eyck in particolare. «Perfezione, eleganza e sublimità» sono le cose che l’artista intende trasmettere in questa sua personale ricerca del passato, ovvero di quella cultura imperiale che, pur avendo contato tantissimo nello sviluppo della civiltà cinese, per ragioni storiche è stata per anni rinnegata e perfino bandita dai romanzi e dai teatri, dai film e da altre forme d’arte. Solo a partire dagli anni Ottanta, in seguito a radicali cambiamenti politici, Jiang ha potuto studiare e raffigurare la cultura tradizionale nei suoi dipinti a olio di grandi dimensioni, creando un suo linguaggio artistico innovativo, nel quale si fondono elementi orientali e occidentali. Nell’autunno 2004 Fang è stato il primo tra i pittori moderni al quale è stato concesso il privilegio di esporre le proprie opere nelle magnifiche sale del Palazzo Imperiale, all’interno della Città Proibita, in un gioco di continui rimandi tra la città reale e quella dipinta. I cinesi sono stati letteralmente abbagliati dalle sue opere e Fang è diventato famoso. Dipinti come «I sogni di Loto», «Un sogno senza fine», o «Sognando nella calma del palazzo», ritraggono donne di straordinaria bellezza, quasi spiate nei loro momenti d’intimità, mentre dormono o sognano ad occhi aperti davanti ad uno specchio. Forse la poetica di Fang non è così lontana da quella occidentale barocca che nella commedia di Calderon della Barca «La vita è sogno» ha espresso la confusione tra dimensione onirica e realtà, riportata in diversi racconti, favole e commedie.
Opere come «Ingresso a palazzo», o «Figlio del Paradiso», richiamano invece le immagini del film di Bertolucci «L’ultimo imperatore», mostrandoci un bambino padrone e prigioniero al tempo stesso del suo palazzo. Altri scenari storici mostrano la grandiosità e la misticità dei luoghi, dove prevalgono il giallo oro e rosso, i due colori più importanti per le dinastie feudali cinesi. La complessità delle decorazioni delle architetture, del mobilio e dei vestiti è tangibilmente visibile nella precisione dei particolari realistici, spesso realizzati a rilievo, che rendono faticosa la creazione delle sue opere.
Orario: dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 19 (ingresso libero).