Clamoroso: quando Mina rifiutò "Il mio canto Libero" e "Ancora tu"

Escono due volumi sulla storia musicale
di Lucio Battisti e Claudio Baglioni
con la discografia completa e commentata
dei due musicisti, ed è piena zeppa di curiosità

L'uscita quasi contemporanea di due volumi che commentano in maniera appassionata le discografie di Lucio Battisti e Claudio Baglioni sono come gocce di pioggia purificatrici dopo una giornata di smog cittadino. Così ti viene voglia di andare a recuperare il catalogo degli autori di «Emozioni», «Il nostro caro angelo» e «Sabato Pomeriggio». Si tratta di Pensieri e Parole del superspecialista Luciano Ceri e Claudio Baglioni, discografia illustrata del devoto terzetto Manlio Fierro, Melisanda Massei Autunnali e Raffaele Pirretto, tutti e due editi da Coniglio Editore.
Però qualche differenza tra i due libri c'è. Il primo ripercorre maniacalmente l'attività di musicista di Battisti con commenti estrememente tecnici sia sulla struttura artistica degli album che sulla portata dei trucchi e delle scoperte in studio, allora pionieristiche per la nostra musica. Il secondo libro è, invece, soprattutto, piacere visivo. Racconta la discografia, 45 giri per 45 giri, a partire dal buffo esordio di «Una favola Blu». Spicca, come una perla, il servizio di «Come nasce un disco di Claudio Baglioni», rarissimo libretto, tutto metafore culinarie dell'Rca, datato 1970. Faccia impacciata e occhialuta da dare in pasto ai fan dell'ultim'ora.
Ma partiamo dall'opera di Ceri che svela la vera anima di quel gran genio di Battisti. Allegro, un po' sbruffone, amante della battuta feroce. Credeva nella registrazione in presa diretta. Una delle prove è il racconto dei minuti finali di «Dio Mio No» con l'invocazione a Dario Baldan Bembo ad entrare con l'organo. Un urlo avvertibile e ripetuto cinque volte. Nel finale della canzone «Il Veliero» c'è poi l'invito ai session men (tra questi Alberto Radius) ad «avvicinarsi alle macchine». Spiazzante il racconto dei malumori di Mina. La grande amica capricciosa che rifiutò di cantare molti pezzi della coppia Battisti-Mogol come «Il Mio canto libero» e «Ancora Tu» ritenuti non all'altezza di scalare le vette dell'hit parade. Hit parade che rimase una cosa italiana o tutt'alpiù latina dopo il doppio naufragio della scalata al mercato anglosassone, vecchio pallino mai risolto per via di quella pronuncia fin troppo zoppicante.
Quanto alla discografia di Claudio Baglioni possiamo parlare di elegante è utile archivio fotografico della memoria musicale. Ma non solo, perché i tre compilatori regalano curiosità a quintalate, in particolare sulle versioni straniere del catalogo baglioniano. Anche qui c'è molto di maniacale. Si scopre che sia Lucio che Claudio, tra il 1978 e il 1981 hanno avuto una grossa mano dal grande arrangiatore-produttore inglese Geoff Westley che costruisce l'irraggiungibile eleganza (e bellezza) di due album come «Una Donna per Amico» e «Strada Facendo».
Insomma, due libri fortemente consigliati ai fan e a chi desidera finalmente diventarlo.

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