La classifica dei libri di qualità. Contro il mercato, a favore dell'ideologia

Il festival Pordenonelegge e il premio Dedalus hanno ideato una nuova classifica dei libri: non i più venduti, ma i più belli. Un'iniziativa lodevole. Se non fosse che i «cento lettori» che compongono la supergiuria si premiano tra loro. E sono tutti - guarda caso - di sinistra...

Chi scrive fa indegnamente il giornalista da oltre una decina di anni. E, con alti e bassi, in questo e in altri fogli, con ruoli di volta in volta diversi, si è sempre occupato della sezione più glorificata e meno letta della stampa italiana. La pagina culturale. Solo per dire che abbiamo un minimo di conoscenza se non della materia, almeno del mondo attorno al quale gravita la "letteratura" in Italia. Ossia gli scrittori, i critici, i giornalisti culturali, le case editrici, i festival, i libri. E le classifiche dei libri, soprattutto. Sappiamo benissimo, come lo sanno tutti gli addetti ai lavori, a partire dai librai (ma purtroppo non lo sanno i lettori) che le classifiche di vendita pubblicate sui giornali sono assolutamente inaffidabili. Al massimo certificano - con ritardo e con molte lacune - alcune "tendenze". Nient'altro.
Non servono a molto, ma almeno danni non ne fanno. Al limite, a causa del ben noto effetto di emulazione, inducono qualche lettore sprovveduto - gente che tanto Seamus Heaney non lo leggerebbe comunque - a comprare Paolo Giordano o Roberto Saviano perché "lo comprano tutti".
Può fare invece molti, ma molti danni, un'altra idea: quella appena partorita dal "gruppo dirigente" di "Pordenonelegge" e del premio Dedalus. Ossia, una classifica di qualità. Ossia, una classifica che "premia un titolo indipendentemente dalla fama dell'autore o dalle vendite del libro". Ossia, una classifica che indichi non i libri più venduti ma i libri "migliori", "davvero importanti", come scrivono gli organizzatori nel loro manifesto. E così si sono chiamati a raccolta cento "esperti" per stilare questa superclassifica (divisa in tre sezioni: narrativa, poesia e saggistica) che premi la qualità "contro l'egemonia del mercato".
Bene. La cosa ci interessava molto, è ovvio. Spinti dalla curiosità siamo andati a vedere le classifiche stilate per questo primo mese e... E siamo rimasti male. Poi, spinti dall'invidia siamo andati a vedere chi sono questi cento "esperti" e... E siamo rimasti ancora peggio. In dieci e più anni di disonorata carriera nel settore del giornalismo culturale non abbiamo mai, ripetiamo mai, visto qualcosa di più bieco e disonesto. Se questo è il mondo del libro, meglio smettere subito di leggere. Perché? Cerchiamo di spiegarlo.
L'operazione di "Pordenonelegge" e Dedalus è vergognosa non solo - come hanno spiegato oggi benissimo su "Libero" Alessandro Gnocchi e Massimiliano Parente - perché i cento grandi lettori chiamati a segnalare i libri migliori sono sempre i "soliti noti"; e che questi soliti noti più che ribellarsi al mercato attuale vorrebbero in realtà conquistarlo. Ma soprattutto perché i "soliti noti" si segnalano a vicenda e perché - questo il punto - sembrano essere stati scelti scientificamente secondo un rigoroso criterio politico. Sono solo di sinistra. Tutti e cento. Contro l'"egemonia di mercato". Ma a favore dell'egemonia culturale. Che speravamo fosse superata e dimenticata da un pezzo...
Attenzione: non stiamo dicendo che i cento lettori scelti dagli organizzatori non siano degni, o validi, o competenti. Certo che lo sono. Chi più chi meno, ma lo sono. Forse, anzi di certo, non leggono la metà dei libri che leggiamo noi in un mese. Ma sono dei buoni nomi. Il fatto è che sono un clan, una sezione distaccata del grande partito intellettuale progressista, un gruppone di amici politicamente e culturalmente molto ben orientati. Che, educati al gramscismo di ritorno dai loro padri e dai loro zii e dai loro professori, finiscono inevitabilmente per segnalare solo alcuni autori. Cioè in sostanza loro stessi.
La matematica, che non è notoriamente un'opinione, come invece può esserlo questo articolo, parla da sola. I cento lettori stilano tre classifiche: narrativa (7 nomi), poesia (7 nomi); saggistica (6 nomi). In tutto 20 nomi. Bene. Otto (ripetiamo: 8), cioè una percentuale abnorme, fanno parte della lista dei cento nomi. Araldo Affinati, Marco Belpoliti, Mario Benedetti, Gabriele Frasca, Andrea Inglese (ma chi è?), Raffaele Manica, Valerio Magrelli, Tiziano Scarpa. E' qualcosa di vergognoso. E disonesto.
Se poi si inizia a leggere l'elenco "fra le righe", è anche peggio. Einaudi, minimum fax e Sossella (una casa editrice che esiste giusto in questa classifica, altrimenti ignota ai non addetti ai lavori) occupano più della metà dei posti. E nella lista dei cento giurati, non a caso, ci sono parecchi autori e consulenti di Einaudi, minimum fax e Sossella. C'è Gabriele Frasca, che è un autore "premiato", ma anche un giurato, ma anche un curatore di collana per Sossella. C'è Nicola La Gioia, che è un giurato ma anche un consulente editoriale di minimum fax e un autore Einaudi. C'è Tiziano Scarpa che è un giurato, e un autore Einaudi. C'è Valerio Magrelli, che un premiato, uno dei cento giurati, un autore e direttore di collana Einaudi e - guarda caso - autore del cd audio "Che cos'è la poesia?" a cura di Luca Sossella, il quale nel suo catalogo ha ben tre autori in classifica e addirittura - guarda caso - anche Alberto Casadei, che è uno dei coordinatori dell'iniziativa, insieme ad Andrea Cortellessa, ormai vero signore e padrone (bravissimo, peraltro) del mondo letterario italiano, autore della metà delle case editrici del Paese, e amico della metà degli scrittori d'Italia. La metà sinistra, ovviamente.
La metà che fa parte dell'elenco dei cento lettori, che partecipa come ospite a Pordenonelegge, che fa parte o fiancheggia i soliti giri: se non è "Nuovi Argomenti" è l'"officina" di scrittura creativa minimum fax; se non è "Stilos" di Gianni Bonina (tra i cento lettori) è "Tuttolibri", alla peggio "il Riformista". O "la Repubblica". Sono Silvia Balestra, Gianni Biondillo, Stefano Ciavatta, Paolo di Paolo, Paolo Febbraio, Aldo Nove, Massimo Onori, Antonio Pascale, Silvio Perrella, Alessandro Piperno, Emanuele Trevi, Stefano Bartezzaghi... e ci fermiamo qui, tanto è uguale. Li conosciamo tutti e cento, e non c'è n'è uno che esca dal prototipo progressista.
Peccato. Perché l'occasione era bella. Ma tra fidarsi di una classifica dominata dal mercato e una dominata dall'ideologia, cento volte, anzi mille volte, meglio la prima. Tra Andrea Inglese e Giorgio Vasta, a queste condizioni, tutto sommato meglio Faletti e la Littizzetto. Sono più sinceri. Per il resto, ci ri-vediamo (tutti) a Pordenonelegge.