Clemente l’Innografo

Ventuno sono i santi di nome Clemente, di cui uno Papa. Abbiamo anche un Clementino e una Clemenzia. Quello di oggi era un santo bizantino che fu monaco nel celebre Studion di Costantinopoli. Poiché molti dei suoi scritti inediti stanno nella biblioteca dell’abbazia di Grottaferrata, per alcuni quest’ultima è il suo luogo di provenienza. Ma una lettera di s. Teodoro Studita che parla di lui fa ritenere esatta l’informazione precedente. Clemente visse nella prima metà del secolo IX ed è detto Innografo perché compose molti canoni e inni ritmici. Sappiamo di lui che fu coinvolto nella disputa sull’iconoclastia e che morì in esilio, non sappiamo quando, a causa della sua fedeltà alla posizione ortodossa. Purtroppo l’avversione al culto delle immagini sacre avvelenò a lungo il cristianesimo orientale e i suoi rapporti con quello latino. Quando divenne un affare di stato, perché alcuni imperatori sposarono la causa iconoclasta, portò a tumulti, esili, condanne a morte. Un numero imprecisato di opere d’arte venne distrutto nell’impero bizantino. Probabilmente a scatenare l’iconoclastia fu il contagio culturale portato dall’incalzante islam e dalla stupefacente novità da esso costituito. Tuttavia, negare la possibilità di rappresentare Cristo in una raffigurazione costituiva un implicito diniego all’Incarnazione: Cristo aveva avuto un corpo e non c’era nulla di male a dipingerlo, a patto di saper distinguere la raffigurazione (venerata) dal Raffigurato (adorato). Anche il protestantesimo, però, finì col chiudersi all’arte per questa via.