La Clerici legge Morgan, Dita è sempre "burlesca": 11 milioni di telespettatori

<strong><a href="/sanremo_2010/share_lesordio_clerici_sfiora_11_milioni/share-sanremo-clerici-rai/17-02-2010/articolo-id=422782-page=0-comments=1">Per la prima serata share al 45%</a></strong>. Il retorico omaggio al cantante assente inaugura il Festival in modo grottesco. <strong><a href="/spettacoli/morgan_organizzatori_cattivi_maestri_siete_voi/17-02-2010/articolo-id=422635-page=0-comments=1">Morgan agli organizzatori</a></strong>: &quot;Voi i cattivi maestri&quot;. E <strong><a href="/spettacoli/io_favorita_macche_vincera_irene_grandi/17-02-2010/articolo-id=422642-page=0-comments=1">Malika: &quot;Io la favorita? Vincerà la Grandi&quot;</a></strong>

Sanremo - Prendi una Clerici addobbata da 3500 cristalli cuciti a mano sull’abitino rosso fuoco alla Jessica Rabbit e falla planare da un’astronave che pare di stare dentro Star Wars. Aggiungi una Dita von Teese avvolta in pizzo grigio nude look che si cimenta in un sexy strip-tease con tanto di abluzione in una gigantesca coppa di champagne. Mettici anche un Cassano, l’estro e la sregolatezza fatta calciatore, in versione tranquillo partner scortato da fidanzata e mamma. E, apoteosi, spruzzaci sopra un Morgan che c’è ma non c’è, si evoca ma solo come spirito, come esempio di tragica maschera moderna di un uomo che esiste come apologeta di crack. Dulcis in fundo, infilaci una Susan Boyle, fenomeno da baraccone per eccellenza che in tre minuti di platea televisiva ha mandato in fumo decine di pagine di marketing della musica pop. Ebbene, shakerate insieme a un pizzico di Luca Laurenti, icona surreale per eccellenza, in coppia con il tedoforo Bonolis e oplà, ecco a voi il sanremese burlesque style. Spettacolo parodistico che vanta tradizioni come Bettie Page e che è atterrato qui all’Ariston in versione più casereccia. Andato in onda in tutta la sua assurdità ieri sera per il grande pubblico, campeggia da settimane su giornali, siti e programmi Tv di contorno. Penne, pennacchi, sberleffi, forzature, che passano dall’abitone esagerato alla polemica montata ad arte al finto profumo di erotismo. Non c’è parte di questo Festival che non sia attraversato da un fil rouge grottesco, purtroppo neppure condito da una buona dose di ironia. E ce ne sarebbe bisogno in uno show che per ora non trova la marcia giusta, guidato da una Clerici troppo banale e ingessata: sarà per colpa di quel corpetto che non la lascia respirare? Con quei tacchi alti e quel vestito strizzato (ma chi ha detto che porta la taglia 42?) non riesce a camminare, si muove impacciata, non trova guizzi simpatici e parla troppo di se stessa. Ma è la prima serata, diamole tempo... Del resto la responsabilità andrà divisa con gli autori che non sembrano aver trovato la giusta chiave per mescolare la musica con uno spettacolo televisivo. Pure la regia non era all’altezza. Nulla in paragone, purtroppo i confronti sono doverosi, all’eleganza e alla magia dello show messo in piedi lo scorso anno da Paolo Bonolis.

Era stata la stessa Clerici a fare la summa della serata burlesque ai giornalisti: «Se potessi mi vestirei sempre come Dita von Teese, con giarrettiere, pizzi e piume, poi essendo un po’ formosa...». Ma siccome la natura non può star dietro alla testa, ha invitato all’Ariston la spogliarellista, risultata più volgare che sexy.

Insomma se burlesque dev’essere, si superi ogni limite. Nel settore sportivo con il sanguigno Cassano (che vorrebbe «suonarle» al ct della Nazionale Marcello Lippi) che dopo aver vissuto notti insonni con (a suo dire) seicento-settecento donne, si è presentato docile ma non domato con la fidanzata Carolina Marcialis, campionessa di pallanuoto. Ma è nel campo della vita, quella che si può perdere a causa di una polverina bianca, che il Festival ha superato il grottesco. Il caso Morgan, con il tira e molla del «ci sarà non ci sarà» sul palco dell’Ariston dopo l’intervista che d’un botto l’ha escluso dal mondo della televisione, si è risolto con un discorsetto della Clerici che ha detto che la droga, ovviamente, fa male, ha augurato al cantante di «ritrovarsi» presto. E ha letto un breve passo della canzone che avrebbe dovuto cantare all’Ariston. Lui comunque non si è inabissato come si converrebbe per far scivolare via questo casino, ma ha voluto ridire la sua, come si legge in queste pagine. Speriamo che finisca qui e, almeno su questo, si recuperi un po’ di serietà dopo aver visto la presentatrice annunciare in diretta al Tg1 la presenza del cantante in qualche veste a Sanremo, ma essere smentita cinque minuti dopo dal direttore di rete.

In tutto questo gioco burlesco, la più sobria è apparsa Susan Boyle. La vincitrice del talent show britannico, il monumento esagerato alla favola della poveretta diventata una star si è limitata a cantare e a rispondere in maniera semplice: «Sono onorata di cantare per gli italiani. Visitare il vostro Paese è sempre stata una mia ambizione. Ma spero un giorno di visitare il Vaticano, sede della mia fede religiosa». Punto. Tanto domani sarà la volta delle ballerine del Moulin Rouge. E via, si tornerà daccapo, al burlesque. Anzi al gioco casalingo. Per favore, stasera, ritorni Bonolis.