Clima, bozza di accordo a Copenaghen Emissioni, taglio dell'80% entro 2050

Nuova bozza di accordo
al vertice sul clima di Copenaghen: i Paesi ricchi dovrebbero
tagliare le emissioni di CO2 dell’80% entro il 2050 rispetto ai
livelli del 1990. Per la prima volta compare la parola "accordo". Ma la Cina frena i tagli alle emissioni di Co2. Obama: "Sono qui per agire"

Copenaghen - I Paesi ricchi dovrebbero tagliare le emissioni di CO2 dell’80% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990: è quanto prevede una nuova bozza di accordo al vertice sul clima di Copenaghen che fissa un obiettivo globale di riduzione delle emissioni del 50% entro il 2050. Viene inoltre indicato in due gradi centigradi il limite entro cui contenere l’aumento della temperatura terrestre rispetto ai livelli pre-industrali, con la possibilità però di portarlo a 1,5% alla prossima Conferenza del 2016. Intanto il governo di Pechino frena: "No al taglio 50% di Co2".

Verso una bozza di "accordo" Si chiama Accordo di Copenaghen la nuova bozza sulla quale i leader stanno negoziando. E' la prima volta che compare la parola "accordo" nei vari documenti che sono stati presentati in nottata e oggi sul tavolo delle trattative. Nella nuova bozza è sparito il 13esimo capitolo che indicava il passaggio dall’accordo politico al trattato vincolante entro il 2010. Resta però il principio dell’estensione del mandato della Cop15. Nel nuovo documento restano le incognite "x" e "y" per quanto riguarda gli obiettivi di riduzione al 2020 comparati, rispettivamente, ai livelli delle emissioni del 1990 e del 2005. Sono una novità i due annessi, vere e proprie griglie, dove i Paesi industrializzati devono indicare i target di riduzione delle loro emissioni al 2020 e specificare l’anno di riferimento, e i Paesi in via di sviluppo devono precisare quali azioni intendono assumere per fare la loro parte.

Obama: "Intesa va trovata, anche se imperfetta" Il presidente Usa, Barack Obama, sferza i ’grandi del mondò, invitandoli all’azione subito per frenare il surriscaldamento che minaccia il pianeta. "Sono venuto qui non per parlare, ma per agire", ha detto il presidente Usa, arrivato stamane nella capitale danese e che, dopo il suo arrivo, ha avuto una girandola di incontrI. "Il mondo ci guarda ed è fondamentale fare passi in avanti, indicare soluzioni« e »accettare un accordo anche se imperfetto". "Abbiamo poco tempo, il tempo sta per scadere". "Il tempo per discutere è quasi terminato", ha incalzato ancora, ricordando ai ’grandi del mondò che sono davanti a un bivio: "Andare avanti o dividersi". "Io credo -ha aggiunto- che sia arrivato il momento di metterci insieme e riconoscere che è meglio agire e non parlare, scegliere il futuro rispetto al passato".

Colloquio con Wen: "Passo avanti" Lungo faccia a faccia tra Barack Obama e il premier cinese Wen Jiabao a margine della conferenza sul clima a Copenaghen. "È stata una discussione costruttiva sulle tutte le questioni chiave", ha spiegato una fonte della delegazione di Obama, e si tratta di un "passo avanti" verso il raggiungimento di un accordo. Obama e Wen proseguiranno i negoziati con una serie di "incontri bilaterali con gli altri Paesi per vedere se si riesce ad arrivare a un’intesa", ha aggiunto la fonte.

Ma la Cina frena il taglio del Co2 La Cina è contraria a mettere nero su bianco un obiettivo di riduzione del 50% di gas ad effetto serra entro il 2050. Lo apprende da fonti vicine ai negoziati, che rilevano che questo punto rappresenta ora uno dei maggiori ostacoli. "La Cina non vuole sentire parlare di riduzione del 50% entro il 2050", riferiscono le fonti.

Sarkozy: "La Cina blocca tutto"
I negoziati per arrivare a un accordo sul clima sono stati ostacolati da "mille tensioni", ma "a dispetto di tutto le cose si stanno muovendo un pochino": lo ha detto Nicolas Sarkozy, dal summit di Copenaghen, dove leader di tutto il mondo stanno cercando un’intesa per frenare il surriscaldamento del pianeta. Il presidente francese ha però osservato che rimane un problema il rifiuto della Cina ad accettare sistemi di monitoraggio esterno sul proprio territorio ai tagli alle emissioni di CO2.

Attesa per l'arrivo di Obama Tante ore di lavoro notturno per cercare con tenacia un accordo sulle misure da prendere per frenare il riscaldamento del pianeta. Negoziati ad oltranza qui a Copenaghen dove il vertice dell'Onu sul clima è arrivato veramente in dirittura d'arrivo con l'arrivo dei leader. I capi di Stato e di Governo si sono rimboccati le maniche e hanno iniziato a negoziare sul serio, anche attraverso una girandola di colloqui bilaterali che arriveranno al culmine oggi con gli incontri che il presidente americano avrà - qui a Copenaghen - con il premier cinese Wen Jiabao, con il presidente russo Dmitri Medvedev e brasiliano Ignacio Lula da Silva.

Svolta made in Usa
La svolta che ha ridato fiato al negoziato è comunque ancora una volta "made in Usa" anche se gli europei hanno spinto al massimo per un risultato alto. Obama si è fatto precedere a sorpresa dal segretario di Stato Hillary Clinton che ieri mattina ha sparso a piene mani fiducia accompagnando le dichiarazioni di buona volontà con una apertura forte: gli Stati Uniti accettano di partecipare al fondo di aiuti per i Paesi in via di sviluppo per 100 miliardi di dollari entro il 2020. Resta in piedi l'incognita Cina che ieri ha mostrato un eccesso di tattica: prima ha gettato nel panico i negoziatori delle Nazioni Unite facendo sapere che un accordo era "impossibile"; quindi, attraverso una dichiarazione del premier cinese Wen Jiabao, ha chiesto un "accordo equilibrato, giusto e ragionevole".

Rischio catastrofe
Intanto oggi, forse non a caso, è trapelato uno studio shock delle Nazioni Unite che dice a chiare lettere che se si firmasse un accordo alle condizioni attuali il Pianeta rimarrebbe a rischio catastrofe. Secondo questo un documento confidenziale, le offerte di riduzione delle emissioni di Co2 sul tavolo dei negoziati, porterebbero ad un aumento medio delle temperature mondiali di tre gradi rispetto all'obiettivo dei 2 gradi. Tradotto: 170 milioni di persone in più soffrirebbero per le inondazioni e 550 milioni in più rischierebbero la fame.