Clima, domani al via il vertice di Copenhagen

Le novità delle ultime ore regalano un cauto ottimismo al vertice Onu di Copenaghen sul clima che si aprirà domani. L'annuncio della presenza di Barack Obama nei giorni clou del vertice, cioé quelli del 17 e 18 dicembre, sembra indicare che l'intenzione di tutti è questa volta di fare sul serio. E nei giorni del rush finale, quelli del "segmento di alto livello" in cui si tratterà di stringere sul vero nodo del Cop 15 e cioé sul valore vincolante degli eventuali accordi, è annunciata anche la presenza del premier indiano Manmohan Singh in rappresentanza di uno dei grandi Paesi che si accostano al summit con maggiore cautela.

Sing ha annunciato la sua partecipazione poche ore dopo la "sorpresa" di Obama, che avrebbe dovuto essere a Copenaghen solo il 9 dicembre: una presenza di poche ore prima di spostarsi a Oslo per ricevere il Premio Nobel. Non tutto, però, può essere dato per scontato: la conferma della presenza dei leader può suonare come atto di fiducia nello spirito della conferenza, ma non certo come garanzia che i risultati siano soddisfacenti per tutti. Sulla determinazione con cui i Paesi Ue chiedono una "cornice vincolante" pesa ancora, infatti, ad esempio, la cautela di Cina, Sud Africa e Brasile che, con l'India fino a pochi giorni fa, hanno chiesto che non vi sia alcun vincolo sulla riduzione delle emissioni; nessuna verifica delle azioni dei paesi in via di sviluppo che non sono supportati da finanziamenti e tecnologie dai paesi industrializzati; nessuna data per il raggiungimento massimo di emissioni dei paesi in via di sviluppo; no a barriere economiche nel nome dei cambi climatici contro beni esportati dai paesi in via di sviluppo.

A poche ore dall'apertura del vertice questo lo scenario a pochi giorni dalla 15/a Conferenza Onu sul clima (Cop15).
OBIETTIVO COP15: Un accordo 'globale' sul taglio delle emissioni di gas serra per superare, dal 2012 in poi, il Protocollo di Kyoto (l'accordo secondo cui ogni Paese firmatario deve ridurre le proprie emissioni di una certa quota rispetto ai valori del 1990) e giungere a un Piano condiviso sul clima specialmente nel campo del trasferimento e della diffusione delle migliori tecnologie; - UE: Una nuova cornice "vincolante, comprensiva ed ambiziosa" per combattere il riscaldamento del pianeta. L'Ue parte dal pacchetto 20-20-20 (20% taglio emissioni; 20% efficienza energetica; 20% rinnovabili il tutto al 2020) ma in caso di accordo globale il taglio della Co2 al 2020 schizza al 30%. D'accordo l'Italia, ma solo in caso del sì globale.
SUDAFRICA, MESSICO, COREA DEL SUD insieme a Cina e Brasile, oltre a ritenersi le nazioni meno colpevoli della febbre del Pianeta, non vogliono bloccare lo sviluppo attualmente in corso. Una soluzione proposta, che non piace ai Paesi industrializzati, potrebbe essere quella del taglio di CO2 pro-capite, e cioé in rapporto alla popolazione: cosa che peserebbe maggiormente sugli Usa e poco sulla Cina, entrambe tra i maggiori emettitori a livello mondiale (e non vincolati al Protocollo di Kyoto).
USA Proposta una riduzione delle emissioni del 17% entro il 2020, prendendo come riferimento il 2005.
CINA Riduzione dell'intensità carbonica, e cioé l'ammontare di emissioni a effetto serra per unità di Pil, del 40-45 per cento entro il 2020, rispetto ai livelli del 2005.
INDIA Il 3 dicembre scorso il ministro dell'Ambiente indiano Jairam Ramesh ha annunciato in Parlamento la volontà dell'India di tagliare del 20-25% entro il 2020 l'intensità delle emissioni di carbonio, rispetto al 2005.
BRASILE Riduzione di Co2 tra il 36,1 e il 38,9 per cento entro il 2020.
RUSSIA Mosca lavorerà per tagliare le emissioni di anidride carbonica del 25%.