Clima, l'accordo c'è ma niente impegni precisi

Alla Conferenza sul clima di Copenaghen i paesi partecipanti prendono atto dell'intesa raggiunta da Usa, Cina e India ma non condivisa da tutti. Di concreto non ci sono impegni vincolanti sulla riduzione delle emissioni. Greenpeace: "E' un fiasco totale". Ban Ki-moon: "E' un passo avanti". Finanziamenti per i paesi più poveri

Copenaghen - Alla vigilia della conferenza mondiale sul clima i soliti scettici erano convinti che alla fine non si sarebbe raggiunto alcun risultato. Purtroppo è andata proprio così. Un accordo a Copenaghen si è trovato, ma è un accordo fittizio. Non tutti i paesi, infatti, ci stanno. E, proprio per questa ragione, l'intesa non né legalmente né politicamente vincolante. La montagna, dunque, ha partorito il topolino. Niente "accordo globale e storico", come qualche leader aveva auspicato, per salvare il pianeta dalla crisi climatica. Il magro risultato è un testo politico che include la lista dei paesi che si sono detti a favore dell’intesa e quelli, invece, dichiaratisi contrari. Tutto qui. Sembra quasi una lista dei "buoni" e dei "cattivi". Ma senza punizioni né premi. Solo un po' di soldi da distribuire ai paesi più poveri, quelli che sicuramente non avrebbero potuto fare alcunché per ridurre le emissioni nocive nell'aria e dare il proprio contributo alla lotta contro l'innalzamento della temperatura nel pianeta.

Documento di tre pagine La singolare formula adottata dalla Conferenza - "prendere nota" - consente una soluzione per rendere operativo l’accordo, raggiunto ieri sera, senza aver bisogno dell’approvazione formale di tutti i paesi, ha spiegato il direttore dell’Unione dei comitati scientifici. Alcuni paesi, infatti, si sono detti contrari all’intesa. L’accordo di Copenaghen, un documento di tre pagine, fissa come obiettivo un tetto a due gradi del riscaldamento globale rispetto all’era pre-industriale. Vengono poi stanziati 30 miliardi di dollari dal 1010 al 2012 e 100 miliardi al 2020, destinati principalmente ai paesi più vulnerabili per sostenerli a contenere l’impatto dei cambiamenti climatici.

Ban Ki-moon "Abbiamo un accordo": così il segretario generale delle Nazioni Unite ha confermato oggi l’adozione di un’intesa da parte della Conferenza sul clima di Copenaghen. Ban ha riconosciuto che di essere "cosciente che questo è soltanto l’inizio" di un processo per arrivare a un patto vincolante che tagli le emissioni di gas a effetto serra. Nonostante tutto, Ban ha sostenuto che l’accordo "avrà un effetto operativo immediato".

Momenti di tensione L’assemblea era andata avanti tutta la notte, ma il documento non era stato approvato. La discussione si èinfiammata dall’intervento del Sudan che ha accusato gli estensori della bozza di documento finale di "olocausto" e di voler condannare a morte "milioni di persone". Contro l’accordo, pubblicizzato dai leader, si sono levate anche le voci delle piccole isole del Pacifico che rischiano di scomparire con l’aumento della temperatura.

Greenpeace: un fiasco totale "L'accordo non è minimamente giusto, ambizioso e vincolante, dunque il lavoro dei capi di Stato non è ancora finito. Oggi i leader hanno fallito nel salvare il pianeta da cambiamenti climatici catastrofici: con l`attuale testo il mondo andrà incontro a un aumento di +3 C che mina l`esistenza stessa della nostra civiltà". Lo dichiara il direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo, in merito alle conclusioni del vertice di Copenaghen sul clima."«Ieri sera Copenhagen è stata la scena di un crimine - sottolinea - i responsabili sono stati i primi a fuggire verso l'aeroporto coperti di vergogna. I leader del mondo avevano tra le mani l'opportunità di una generazione che poteva cambiare il destino del Pianeta che sta correndo verso impatti climatici irreversibili. Ma alla fine hanno concluso un misero accordo con scappatoie talmente grandi da farci passare anche l'Air Force One".

Europa troppo debole "Nel corso degli ultimi mesi una serie di Paesi in via di sviluppo ha mostrato la disponibilità a fare la propria parte nella riduzione delle emissioni. La vergogna per il fallimento del vertice è dunque dei Paesi industrializzati, e in particolare degli Stati Uniti che non hanno sottoscritto impegni ambiziosi e hanno affossato i negoziati". "Anche l'Europa ha la sua responsabilità - aggiunge - di fronte all`accordo al ribasso proposto dagli Stati Uniti, i leader europei non hanno utilizzato la propria forza politica e negoziale, restando a guardare".