«Climagate», un affare scottante a Copenaghen

Egregio Dott. Granzotto, ho visitato il sito internet che raccoglie le mail che si scambiavano gli scienziati della University of East Anglia Climatic Research Unit, caposcuola del riscaldamento globale di origine antropica, e ne sono uscito inorridito. I messaggi compromettenti sono molto più numerosi di quanto immaginassi e riguardano soprattutto come emarginare non solo gli scienziati scettici, ma anche le riviste che si permettono di pubblicare risultati di studi «fuori dal coro». Se questo non è mafia! Continuiamo la buona battaglia, anche se è difficile per chi si limita a parlare farsi udire in mezzo a una folla urlante. Mi consolo pensando alla fine del comunismo, che sembrava invincibile, ma è crollato sotto il peso delle proprie menzogne.
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«Climagate», così è ormai chiamata la vicenda delle mail trafugate dagli archivi dei santoni del global warming. La più grande truffa scientifica mai realizzata e che a stento gli scienziati coinvolti, tutti facenti capo all’Ipcc, il Panel dell’Onu sui mutamenti climatici di origine antropica, stentano a tenere sotto controllo. Anche perché la loro difesa è affidata a quel bamboccio di Al Gore che ripete: i documenti sono stati rubati e quindi non possono valere come prova del colossale imbroglio (stesso scimunito argomento avanzato, ovviamente in quella palestra del politicamente corretto che è la trasmissione televisiva Che tempo che fa, dal meteorologo di fiducia di Fabio Fazio). Si trattasse di argomenti astratti, di dispute scientifiche, passi. Ma il malavitoso imbroglio perpetrato dagli scienziati della University of East Anglia Climatic Research Unit, il famigerato Cru, ha un risvolto molto concreto: per far fronte al galoppante riscaldamento globale comprovato dalle proiezioni taroccate, occorrerebbe stanziare - Protocollo di Kyoto docet - trilioni di dollari, mettendo in ginocchio l’economia mondiale e impoverendo di conseguenza l’intera umanità. «L’establishment scientifico è compromesso senza speranza - scriveva sul Telegraph Cristopher Booke, dopo aver passato in rassegna tutte le migliaia di mail - e non può sperare di cavarsela insabbiando quello che è il più grande scandalo scientifico dei nostri tempi», perpetrato «dalla élite scientifica dell’Ipcc che manipolando i dati si era prefissa di dimostrare l’esistenza del global warming di origine antropica».
«Tre sono le verità che emergono dalle mail trafugate - prosegue Booke - e che hanno in modo particolare colpito gli esperti del settore di tutto il mondo: il gran numero di inquietanti messaggi che mostrano come il professor Phil Jones, direttore del Cru e i suoi colleghi abbiano per anni fatto ricorso ai trucchi più subdoli per evitare di render noti i loro fraudolenti metodi di indagine, ciò che è contrario alle regole di ogni comunità scientifica. Il secondo e più grave risultato è che da quei documenti risulta evidente come gli scienziati abbiano contraffatto i dati alterandoli al computer con l’uso di sofisticate applicazioni per far in modo che le temperature del passato risultassero costantemente più basse di quelle presenti, e ciò per avvalorare la tesi che sia in corso una accelerazione del riscaldamento del pianeta. La terza inquietante sorpresa concerne i modi senza scrupoli con i quali questi accademici zittivano qualsiasi esperto mettesse in dubbio i dati climatici ottenuti con quei metodi furfanteschi, non soltanto rifiutando di rivelare gli elementi sui quali si basano, ma anche discreditando e mettendo al bando qualsiasi giornale avesse avuto l’ardire di pubblicare le critiche o i motivi di scetticismo degli ambienti scientifici non allineati con il Cru». Dovremo stupirci, caro Baralis, se poi a Copenaghen nessun capo di Stato o di governo sarà disposto a prendere impegni vincolanti (e immensamente costosi) per limitare le emissioni?