La Clinton a Bagdad: "Attentati segno di paura"

A sorpresa il segretario di Stato Usa visita la capitale irachena. Negli ultimi giorni teatro di nuovi attentati: oltre 150 i morti. Il capo della diplomazia garantisce massimo appoggio al governo Maliki da parte di Washington e ribadisce: "Via le truppe entro il 2011"

Bagdad - A sorpresa Hillary Clinton è arrivata a Bagdad. Il segretario di Stato ha ribadito "l’impegno" degli Stati Uniti nei confronti dell’Iraq. Al contempo, come ha spiegato, si è recata sul posto per fare "una valutazione" della situazione dopo l’ondata di attentati che è tornata ad insanguinare il Paese.

Raffica di attentati Solo negli ultimi due giorni tre attentatori suicidi hanno causato la morte di oltre 150 persone, tra cui decine di pellegrini iraniani diretti ai luoghi santi sciiti. Una circostanza che ha indotto la Guida suprema iraniana, ayatollah Ali Khamenei, ad affermare che "i principali accusati per questo e altri crimini del genere sono i servizi di intelligence degli Stati Uniti e dei sinisiti", ovvero Israele. Parole per cui la Clinton ha poi espresso disappunto.

Impennata di violenza Si tratta di un’impennata della violenza che, dopo mesi di relativa calma, suscita particolari timori in particolare in vista della scadenza di fine giugno per il ritiro delle forze americane dai centri urbani, prima del disimpegno che prevede la fine delle missioni di combattimento e il rimpatrio di circa 100mila soldati entro agosto 2010, nonché il rimpatrio totale entro il 2011.

L'Iraq va nella giusta direzione Il capo della diplomazia Usa ha tuttavia affermato di ritenere che l’Iraq, dove a fine anno sono in programma le elezioni legislative, stia "complessivamente andando nella giusta direzione". "In questo momento", ha detto "non vedo segnali di una ripresa" del conflitto interconfessionale, e pertanto ha affermato di ritiene che "gli attentati suicidi siano, in un modo purtoroppo tragico, il segnale che gli oppositori temono che l’Iraq stia andando nella direzione sbagliata".

Gli ultimi attentati Negli incontri con il premier Nuri al Maliki, con il presidente Jalal Talabani e soprattutto con il generale Ray Odierno, comandante delle forze Usa in Iraq, la Clinton, secondo quanto aveva detto ieri, ha comunque voluto "sapere come vengono valutati" i nuovi attentati, "quale è il significato, e cosa si può fare per impedirli".

Contatti con la società civile Nel corso della sua visita, la prima come segretario di Stato, che segue dopo 18 giorni quella compiuta dal presidente Barack Obama, Hillary Clinton ha anche voluto un contatto con la società civile irachena. In una sala dell’ambasciata americana, dove ieri è peraltro arrivato il nuovo ambasciatore Christopher Hill, ha incontrato circa 150 persone, tra cui molte donne, e ha risposto a molte delle loro domande. "Non c’è nulla di più importante di un Iraq unito", ha detto loro, aggiungendo:

Entro due anni ritireremo le truppe "Lasciate che ripeta ciò che ha detto il presidente Obama - ha aggiunto la Clinton - noi siamo impegnati in Iraq, lo vogliamo stabile, sovrano e autosufficiente. Ma la natura del nostro impegno può sembrare a volte differente, perché ritireremo le nostre truppe da combattimento nel giro di un paio d’anni".