Il «club» dei dodici liutai che cercano il suono perfetto

(...) coulisse, montatura - generalmente in ebano e argento - solo per citarne alcuni. «Per gli archi moderni uso esclusivamente pernambuco di qualità; per gli archi barocchi e rinascimentali scelgo varie essenze locali o il legno richiesto dal musicista». Chi parla è Pietro Cavalazzi, «archettaio». Lui di violini, viole e contrabbassi nel suo laboratorio di via Volta, costruisce, ripara e rimette a punto solo gli archetti.
Ma non ci vuole molto a capire che si tratta di un lavoro maledettamente difficile: «E’ la curvatura - prosegue - a determinare il rapporto più o meno ottimale tra il braccio del musicista e lo strumento: vietato sbagliare. Per questo impiego mediamente 45 ore per costruirne uno».
Benvenuti nel piccolo mondo antico dei liutai milanesi. Non sono tantissimi gli artisti-artigiani di Milano (una dozzina contro i 160 di Cremona) ma quasi tutti giovani e innamorati del mestiere di dare voce - e che voce - al legno. Del resto Milano è da sempre città di musica e di musici. Qui per fortuna vive ancora l’orchestra del Conservatorio e quella dei Pomeriggi Musicali; c’è il Teatro alla Scala con la sua orchestra e con la Filarmonica; c’è l’Orchestra Verdi più altre realtà minori: normale che molti artigiani abbiano scelto Milano.
La stessa cosa successe al grande Gaetano Antoniazzi che nei primi anni del Novecento si trasferì dalla natìa Cremona e qui tenne a bottega i figli Riccardo e Romeo, che poi divennero gli animatori delle più prestigiose botteghe milanesi di liuteria: le ditte Monzino e Bisiach. Ma torniamo a oggi.
Se costruire un archetto è lavoro complesso, creare un violino con le stesse caratteristiche dei migliori strumenti della tradizione antica è quasi infernale: «Il violino - dice il trentaduenne Lorenzo Rossi che costruisce e restaura strumenti ad arco nel suo laboratorio di via De Sanctis, 1 - è composto da una quarantina di pezzi. Sono tutti fatti a mano tranne le chiavi, i piroli e la mentoniera». Significa che per costruire un violino è necessario lavorare di fino almeno un mese e mezzo, esclusa la verniciatura: «Che porta via - prosegue il liutaio - altri 10, 15 giorni». Per questo gli strumenti artigianali possiedono una meritata unicità sonora e il loro prezzo può raggiungere anche quota 18 - 20 mila euro.
Tra i liutai di strumenti a pizzico, Milano annovera anche specialisti che ricreano strumenti storici andando a curiosare in musei e collezioni pubbliche e private. È il caso di Luca Centrone, Stefano Zanderighi e Marco Golinelli, che costruiscono e restaurano strumenti antichi della famiglia del liuto. Il loro atelier si chiama Liuteria d’Insieme ed è in via Foppa, 30. «Una delle ultime realizzazioni - dice Marco Golinelli - è stata quella di riprodurre, riprendendolo da un dipinto d’epoca, uno strano strumento che si chiama colascione. È simile al liuto ma con un manico lunghissimo e un suono molto grave. Fu in auge nell’Italia meridionale tra XVII e XVIII secolo».
Invece nel mondo milanese della chitarra classica, dove gli «operai del pentagramma» non sono più di quattro, spicca il nome di Lucio Antonio Carbone, con laboratorio-negozio in via Goldoni, 77. Carbone costruisce chitarre storiche che si rifanno ai modelli Torres, Garcia e Hauser in cui è la stagionatura del legno (mai inferiore a sei anni, assicura) e l’uso di parti armoniche di altri strumenti antichi, ad esempio di vetusti pianoforti, a conferire potenza e vitalità inaspettate al suono.
Ma anche gli artisti pop e jazz possono confidare su artigiani di classe: due di essi, Daniele Fierro e Luca Quiriconi, creano pochi ma collaudati modelli di chitarre e bassi elettrici nella loro bottega che si chiama Jacaranda e si trova in via Corsico, 8. «Strumenti - dice Fierro - costruiti senza le limitazioni imposte dalla produzione industriale». Una scelta che si traduce nell’uso di legni pregiati come ebano, palissandro brasiliano, mogano e frassino nonché in rigorose verniciature a mano.