Coltrane, Shepp, Mingus quando il jazz era orgoglio e furore

«Il jazz è da sempre lo specchio dei tempi. Oggi sono in atto delle violente transizioni sociali che in certi casi sono confuse e affiorano sotto forma di espressioni musicali». Parole forti, quasi profetiche. A pronunciarle fu Bob Thiele, uno dei mentori della Impulse Records. Sotto il famoso marchio della «I» affiancata dal punto esclamativo, con l'inconfondibile costa nero-arancione, il catalogo di questa casa discografica segnò un quindicennio di grande musica e di grandi cambiamenti. Ashley Kahn, americano di New York, ce ne spiega la genesi e la folgorante ascesa nel suo bel libro The House That Trane Built (Il Saggiatore, pagg 340, euro 35), di cui ha parlato al pubblico italiano in un breve tour promozionale. Kahn coniuga passione e scientificità nell'approccio al jazz e scrive con la passione di una lettera d'amore e la lucidità di un trattato accademico. «Non se ne può più di libri musicali difficili e di libri tributo», spiega. Secondo Kahn, «la Impulse fu subito percepita come un'etichetta diversa e nobile con il suo elegante e innovativo aspetto grafico, la scelta di concedere libertà espressiva a una scuderia di grandi artisti, una disponibilità economica superiore e, non ultimo, un nome su tutti: John Coltrane». Mai nella storia si è registrata una simile identità tra una etichetta discografica e il suo artista di punta. Non a caso, sottotitolo del libro, slogan della scuderia Impulse, è «La casa edificata da Trane». Il mostro Coltrane attirò molti altri jazzisti alla ricerca di uno spazio in cui creare musica in libertà, dietro un'equa contropartita economica.
«Studi di registrazione ai più alti livelli e budget elevati consentirono a molti musicisti di finanziare progetti ambiziosi», spiega Kahn che, oltre ad aver esplorato l'arte di Miles Davis e di Coltrane in due interessantissimi libri sulla preparazione dei capolavori Kind of Blue e A Love Supreme, da sempre studia la musica che più ama. «Vitali furono i produttori, soprattutto Creed Taylor e Bob Thiele. Quest'ultimo era prima di tutto un fan, un amico dei musicisti, un mentore in grado di proteggere i suoi artisti dalle ingerenze degli alti papaveri aziendali». In fondo, anche il jazz rispondeva a esigenze commerciali e la Impulse lo capì fin dall'inizio, portando diversi dischi a picchi di vendite raramente registrati nel jazz. Basti pensare al Ray Charles di Genius + Soul = Jazz e alle oltre 100mila copie vendute da A Love Supreme di John Coltrane.
Ma com'era la musica della Impulse? Varia e ibrida. In una parola: jazz. Qualcuno l'ha associata all'aggressività delle registrazioni di John Coltrane al Village Vanguard o al Byrdland, ma la Impulse fu molto di più: la spiritualità di A Love Supreme, la forza della Gil Evans Orchestra, la sincopazione quasi R&B di Stolen Moments di Oliver Nelson, l'avanguardia di Pharaoh Sanders, la tradizione di Count Basie e Coleman Hawkins. Ecco che, dunque, insieme al bellissimo libro di Kahn, la Universal, titolare del catalogo Impulse, pubblica in questi giorni uno straordinario cofanetto celebrativo del suo periodo d'oro, con le note di copertina curate proprio da Kahn. E chi altri?
Un idillio della musica, questa Impulse? «Non esattamente», come ci dice Kahn. «Non tutti ne furono soddisfatti. Sonny Rollins detesta ogni cosa che vi faccia riferimento. Una questione di soldi e questo solo perché Rollins al tempo non aveva una rappresentazione legale adeguata, a differenza di Coltrane, che aveva imparato a tutelarsi. In genere, pensiamo a Trane come a una figura talmente assorta nella sua musica e nelle proprie meditazioni da non sporcarsi le mani nel business. Niente di più sbagliato. Trane teneva personalmente tutto sotto controllo». Non mancano aneddoti sulle stranezze di musicisti come Sun Ra che, in un delirio di onnipotenza marziana, pretese che una clausola del contratto che lo legava alla Impulse per la riproduzione del suo materiale nel mondo gli riservasse il diritto di diffonderlo nel resto della galassia!
Si diceva del ruolo di catalizzatore della Impulse nel cambiamento sociale. Molti associano la Impulse al movimento di protesta dei neri. Ed Michel, che prese il posto di Bob Thiele, disse: «Per il pubblico, la Impulse è un uomo di colore incazzato che suona il sax. Ma non tutti i nostri artisti sono di colore, non tutti suonano il sax e, soprattutto, di gente incazzata ce n'è poca». Ma questa è un'altra storia.