Una coltre di neve sta coprendo i «globalwarmini»

Caro Granzotto, sono ancora io. Sono in Brasile da più di un mese. Non parlo il portoghese ma lo capisco bene. Vedo spesso i telegiornali brasiliani (Globo Record Bandeirantes), Tv5 Monde con telegiornali soprattutto di France 2, della Svizzera francese, la televisione belga e canadese. Allarme! Fra poco dovremo mettere i salvagenti per sopravvivere! Ghiacciai non ce ne sono più o quasi, l’acqua sale a dismisura! Questi telegiornali ogni giorno parlano del riscaldamento della Terra, fanno vedere zone gente in fuga dalle zone dove le acque sono salite molto. Leggendola tutti giorni, in cartaceo o adesso in Pdf, sono certo che non concorda per niente con i cosiddetti «esperti o scienziati». So che i nostri telegiornali in Italia hanno più interesse a sputtanare il primo ministro e non si occupano per niente di questi problemi. O ultimamente sì, in quanto c’è il summit a Copenaghen. Mi chiedo: ma hanno ragione loro o il pensiero suo che condivido totalmente è sbagliato?
Corte Franca (Sao Paolo)

Il re è nudo, caro Haas. Al supervertice (flagellato dal gelo, tanto per toccar con mano gli effetti del riscaldamento globale) di Copenaghen c’era un convitato di pietra. La mail (una per tutte) scritta e firmata da Michel E. Mann, il climatologo americano che è la superstar dell’Ipcc, l’agenzia dell’Onu sui cambiamenti climatici originati dalle attività dell’uomo. Il testo è noto: «Ho usato il solito trucco per celare l’abbassamento delle temperature a partire dal 1981». Nessuno dei delegati presenti al «Bella Center» ha accennato alla truffa scientifica, nessuno ha detto: «Cari signori, cosa stiamo qui a fare quando sappiamo che il global warming è una mistificazione?». Sono andati avanti coi lavori come se niente fosse, ma la consapevolezza di discutere su dati, proiezioni, modelli matematici taroccati li ha indotti a uscire allo scoperto. Ah, va ricordato che il povero giornalista che chiedeva conto al guru ambientalista Stephen Schneider delle famose mail, non solo non ha avuto risposta, ma siccome insisteva, prima gli hanno tolto il microfono, poi lo hanno letteralmente sbattuto fuori dalla sala dove si teneva la conferenza stampa. Per episodi del genere le associazioni della stampa montano un putiferio accompagnato da tonitruanti proclami coi quali denunciare il vile attentato alla libera informazione. Ma stavolta se ne sono state zitte e mosca. La balla del riscaldamento globale, insomma, è salvaguardata proprio da coloro che dovrebbero denunciarla all’opinione pubblica.
Però, ripeto, che sia una balla a Copenaghen lo sapevano tutti, così hanno gettato la maschera e nel nome dei grandi ideali ambientalisti - che continuano a «tirare» come non mai: diamine, si tratta di salvare il pianeta, mica bruscolini - ciascuno si batte per portare a casa quanto più possibile. Insistendo per drastici tagli ai gas nocivi, l’Europa intende avvantaggiare il suo green business, già molto forte ma con pochi sbocchi. La Cina, menando il can per l’aia, mira alle mani libere per il suo sviluppo. Gli Stati Uniti, invece, le mani non se le vogliono legare per favorire due giganti industriali come Cina e India. Il Brasile di Lula vede nei tagli alle emissioni un affare di proporzioni gigantesche perché metterebbe a profitto la foresta amazzonica, da «vendere» in cambio di carbon credit, i crediti verdi (l’industria che sfora la sua quota di anidride carbonica, può passarla liscia acquistando un pezzettino di foresta o rimboschendo). L’Africa, infine, si aspetta dai capi di Stato con alta coscienza ambientalista una barca di miliardi di dollari perché lì già si suda, figuriamoci col riscaldamento globale. Così va, caro Haas. Qui, intanto, fa un freddo barbino. C’è aria di neve (quella che secondo Al Gore ce la potevamo sognare, l’incommensurabile trombone e per giunta fesso).