Com’è buono il borghese nel libero mercato

Se aspettavate un’occasione per riaprire il discorso sulle virtù borghesi, l’economista Deirdre McCloskey, autrice di The Bourgeois Virtues. Ethics for an age of commerce, fresco di stampa per la University of Chicago Press (pagg. 616, $ 32.50), ve la offre, e su basi bibliografiche brillanti ed erudite. «Voglio che crediate, insieme con me, che le virtù borghesi sono state cause e conseguenze della moderna crescita economica e della moderna libertà politica», si propone la McCloskey - in forze al dipartimento di Economia dell’Università di Chicago dopo un Ph.D. ad Harvard - nell’incipit al corposo volume.
La sua argomentazione si compone di passaggi logici audaci ma intriganti. Come stabiliamo ciò che è giusto e ciò che è sbagliato? Secondo la McCloskey la moderna filosofia morale ci porta fuori strada: sia l’utilitarismo di Bentham che l’etica kantiana riducono la morale a una serie di formulette. Meglio si adatta ai nostri tempi il ritorno alla filosofia antica e all’etica delle virtù, soprattutto perché, secondo la McCloskey, diffida delle sterili astrazioni (elevando al quadrato la storia del singolo) e conferisce un tocco femminile alla teoria morale: Jane Austen, Elizabeth Anscombe, Iris Murdoch, Martha Nussbaum si sono distinte per l’impegno in tal senso. A questo punto, non resta che applicare l’etica delle virtù al capitalismo e al suo prodotto distintivo: la borghesia.
Puntellandosi con una lussuriosa abbondanza di citazioni, epigrafi, liste, aneddoti ed analisi storico-linguistiche, sulle orme dell’amico Milton Friedman e all’opposto delle teorie di Francis Fukuyama, la McCloskey passa a dimostrare come la borghesia sia una classe nobile, depositaria unica nella vita commerciale delle quattro virtù pagane, coraggio, giustizia, temperanza e prudenza, e delle tre virtù cristiane, fede, speranza e carità. Il capitalismo moderno, con le sue regole di mercato e le sue corporation, è «saturo di carità», scrive, «molto più di un regime socialista in pieno sviluppo o dell’atmosfera criminale e claustrofobica di un villaggio tradizionale». I valori liberali di tolleranza e libertà sono il prodotto del commercio: i mercati generano fiducia e di conseguenza il capitalismo genera benefici etici.
Il New York Times, che definisce la McCloskey «la più rara delle manifestazioni: un conservatore transessuale neocristiano postmoderno», riferendosi tra l’altro al cambio di sesso operato dalla studiosa (che fino al 1995 era Donald McCloskey), attacca le teorie del volume pur elogiandone verve e solidità, ma non può che apprezzare gli arditi passaggi in cui l’economista riesce a dimostrare come Vincent Van Gogh fosse un buon borghese e il «discorso della montagna» elogiasse il libero mercato. E la lettura infatti vale, anche solo per le indimenticabili pagine in cui al ruolo di epitomi del processo di apprendimento delle virtù assurgono il Bill Murray di Ricomincio da capo e il suo «Giorno della Marmotta».