Il commento Un gioco pericoloso che piace alla sinistra italiana

C'è un dato, nello scandalo delle immigrazioni facili a opera del governo laburista britannico, che spiega perché in tutta Europa le sinistre sono per la politica delle porte aperte e le destre per la politica della prudenza: l'80 per cento degli elettori di origine extracomunitaria ha votato per il New Labour, garantendogli la maggioranza in almeno una ventina di seggi marginali. Ma ce n'è anche un altro che dovrebbe ispirare ai partiti "progressisti" del continente - a cominciare dal nostro Pd - maggiore cautela: per essere stati troppo indulgenti nei confronti della immigrazione, i laburisti hanno perduto moltissimi consensi nella classe operaia a favore del British national party, una formazione apertamente razzista che è stata la grossa sorpresa delle ultime elezioni europee.
Se la sinistra italiana è favorevole sia a dare subito il voto amministrativo agli immigrati regolari, sia ad accelerare la concessione della cittadinanza, che permetterebbe a centinaia di migliaia di nuovi soggetti di partecipare anche alle elezioni politiche, non è tanto per favorire l'integrazione (che è invece la posizione di Fini e alcuni altri esponenti, per fortuna minoritari, del Pdl) quanto perché conta che una maggioranza di questi nuovi elettori voterebbero per lei. Non ci sono cifre incontrovertibili che provino questa preferenza, ma - a parte le analogie con gli altri Paesi Ue a forte immigrazione - abbastanza elementi per asserire che, almeno per certe etnie, essa è reale: il fatto che già 300.000 lavoratori stranieri si sono iscritti alla Cgil, la massiccia partecipazione di extracomunitari alle manifestazioni di piazza, i risultati di certe sezioni dove i cittadini di origine straniera già abilitati al voto sono particolarmente numerosi.
La grande speranza delle sinistre è di costituirsi, nel giro dei prossimi dieci anni, un serbatoio di consensi che consenta loro, soprattutto nelle regioni del Nord, di sostituire i voti operai perduti a favore della Lega e di rovesciare così gli attuali equilibri politici. Il risultato, tuttavia, non è scontato: per esempio, gli immigrati provenienti dall'Est europeo, reduci da quasi mezzo secolo di dominazione comunista, potrebbero anche orientarsi a destra; e i sempre più numerosi immigrati musulmani saranno sicuramente tentati di formare, soprattutto a livello locale, i loro partiti a base confessionale, che in alcune città come Milano o Torino non tarderebbero a diventare l'ago della bilancia, con relativa capacità di condizionare le decisioni che li riguardano.
Ma lo scandalo londinese contiene anche un'altra lezione, se vogliamo ancora più attuale: la politica lassista del New Labour durante gli anni di Blair, ha favorito l'ingresso in Gran Bretagna di molti estremisti che hanno creato, stanno creando e creeranno in futuro moltissimi problemi, dando vita a quello che è stato battezzato Londonistan. Anche alla luce delle rivelazioni del ministro Maroni, secondo il quale in Italia sono ormai presenti cellule di potenziali terroristi islamici che, pur senza avere collegamenti organici con Al Qaida, progettano di imitarne le gesta, non è davvero il caso di ripetere questa esperienza.
Ormai, siamo il Paese europeo in cui la popolazione extracomunitaria, regolare e irregolare, aumenta più rapidamente, e se riusciamo a chiudere almeno parzialmente un canale, come quello proveniente dalla Libia, altri se ne aprono in continuazione. Aumentano, nonostante la tanto esecrata politica dei respingimenti, anche le domande di asilo politico, che per quante verifiche vengano fatte aprono spesso le porte a personaggi che poi si rivelano molto scomodi. A parte gli interessi elettorali, i buonisti sostengono che più si integrano gli immigrati musulmani, minori sono le probabilità che essi diventino pericolosi per l'ordine pubblico: può darsi che ciò valga per la piccola criminalità, non certo per il terrorismo, come dimostra, a suo modo, anche il caso del maggiore Nidal Malik Hasan, il cittadino americano di origine palestinese autore della strage di Fort Hood.