Compagni che sbagliano da 50 anni

Mauro della Porta Raffo

«La mia riflessione autocritica sulle posizioni prese dal Pci, e da me condivise, nel 1956 e il pubblico riconoscimento da parte mia ad Antonio Giolitti “di avere avuto ragione” valgono anche come pieno e doloroso riconoscimento della validità dei giudizi e delle scelte di Pietro Nenni e di gran parte del Psi in quel cruciale momento».
Queste, secondo quanto pubblicato ieri, martedì 29 agosto 2006, dall’Unità in prima pagina, le parole che compongono il messaggio che Giorgio Napolitano ha inviato a Giuseppe Tamburrano, presidente della Fondazione Nenni, e che saranno incluse in un libro che la Fondazione stessa farà uscire a fine ottobre.
Nel medesimo articolo, poco dopo, non avvertendo il ridicolo o disprezzandolo, si scrive: «Perché pesano davvero quelle parole che arrivano mezzo secolo dopo i “fatti d’Ungheria”? Perché dentro c'è una combinazione di consapevolezza politica e di partecipazione umana che non ammette scorciatoie, che impedisce infingimenti, che non chiede scuse ma scusa. Napolitano non ha aspettato certo il 2006 per dire che “Giolitti aveva ragione”. Vent’anni fa aveva già apertamente riconosciuto le ragioni di quel suo amico e compagno che nell’ottavo congresso del Pci aveva condannato con grande nettezza l’intervento militare sovietico in Ungheria... Nel 1956 fu proprio Napolitano tra i primi ad attaccare Giolitti al congresso con parole dure e con una giustificazione dell’intervento militare sovietico come di un elemento di “stabilizzazione internazionale” e addirittura come un contributo alla pace nel mondo».
Mi chiedo: sono al governo e al potere, con Napolitano, mille altri signori che hanno impiegato da un minimo di trenta ad un massimo di cinquant’anni per capire come davvero stessero le cose (e non solo relativamente ai fatti d’Ungheria) o/e gente che ha dovuto attendere la caduta del muro di Berlino (discutendo poi per mesi e mesi sulle opportunità) per cambiare, per ragioni puramente tattiche e restando comunista, la propria ragione sociale?
Nella prima ipotesi, ci governa un’accolita di stolti tardi di mente talmente supponenti da ritenersi in grado, malgrado la loro evidente e conclamata insipienza, di dare lezioni a proposito di tutto e, per esempio e in particolar modo, di libertà e democrazia.
Nella seconda, dei doppiogiochisti senza scrupoli.