Comportamenti nella scuola

Il comportamento a scuola è spesso legato a fattori emotivi, non solo alle capacità intellettive dei bambini. Vediamo nel dettaglio quali sono i principali ostacoli all'apprendimento

La scuola presenta molti problemi per i genitori, e non solo economici. E' come se anche papà e mamma debbano ritornare loro sui banchi di scuola, condividendo con i loro figli ansie, attese e speranze.

Tra i tanti motivi di preoccupazione, ciò che più sbalordisce il genitore è il fatto di sentirsi dire "suo figlio è intelligente, ma rende meno di quanto potrebbe", per cui anche i risultati sono scarsi. E infatti lo vediamo adagiato, disattento e anche il comportamento generale lascia alquanto a desiderare.

Senza entrare nel merito di tanti perché del tutto personali da caso a caso, cerchiamo di analizzare e capire il perché di questa discrepanza tra potenziale intellettivo e scarsa efficienza. E' vero, ad esempio, che l'emotività può giocare brutti scherzi in questo senso?

L'intelligenza viene spesso come imbrigliata da fattori emotivi dovuti alla fragilità dei ragazzi d'oggi che faticano a sopportare più di tanto le frustrazioni. Ecco perché è importante e quasi indispensabile che l'adolescente possa avere dei riferimenti validi. "L'albero dell'intelligenza" infatti può dare i suoi frutti solo se adeguatamente innaffiato dall'affetto.

Un ragazzo che si sente avvolto dal calore della sua casa va spedito verso la realtà e quindi anche verso gli apprendimenti scolastici. Occorre inoltre aiutare il ragazzo a vivere la scuola come impegno, ma senza troppe ansie; essa deve assumere il ruolo di elemento indispensabile per la crescita dell'intera persona. Gli insegnanti a loro volta devono capire che il ragazzo è in via di cambiamento e che alcune facoltà, come ad esempio l'attenzione e la concentrazione prolungate, sono un po' in calo, quasi messe a riposo a causa di situazioni ambientali e ad abitudini che stanno pian piano modificando, in senso evolutivo, l'intera struttura mentale dell'individuo.

E vediamo nel dettaglio i più frequenti ostacoli all'apprendimento: la distraibilità, l'irrequietezza, l'impulsività e il disadattamento. Un valido aiuto per riuscire a cogliere tempestivamente tali caratteristiche viene dall'analisi della scrittura del nostro ragazzo.

Il distratto
Comportamento: dimentica facilmente a casa il diario scolastico o un quaderno importante, appare spesso "sopra pensiero", disturba il compagno di banco per sapere di cosa sta parlando l'insegnante, chiede aiuto perché non capisce e ha difficoltà nel portare a termine i compiti.
Consiglio: impegnarlo in qualcosa che permetta movimento, nominandolo ad esempio capo classe e affidandogli compiti di spostamento nella scuola. Oppure iscriverlo a corsi di teatro dove possa esprimersi e investire anche la propria svagatezza.

L'irrequieto
Comportamento: la tensione nervosa e la sollecitazione emotiva rendono il ragazzo particolarmente insofferente verso tutto ciò che richiede attenzione e tempi lunghi di concentrazione.
Consiglio: è inutile frenare, meglio cercare di trovare qualcosa che lo interessi. Sarebbe opportuno educarlo all'uso di tecniche di rilassamento, cercando di riempire così la vita di significato, anche laddove essi pensano di potersi annoiare, come ad esempio a scuola. Andrà quindi valutata con molta attenzione la scelta del tipo di corso e di scuola.

L'impulsivo
Comportamento: in genere il soggetto ha una gran premura di finire presto tutto ciò che inizia, rischiando di andare incontro a errori grossolani di distrazione. Ha difficoltà nel tollerare ed eseguire compiti che esigano calma e logica preferendo l'immediatezza e la tempestività. Scarsa è pure la tolleranza alle frustrazioni.
Consiglio: tecniche di rilassamento, sport dolci e soprattutto l'apprendimento di un adeguato metodo di studio.

Il reattivo
Comportamento: E' a volte dispettoso e può disturbare i compagni. Di solito possiede uno scarso livello di controllo sulle emozioni, ossia non riesce a stare e a interagire con chi imponga delle regole. Vorrebbe stare ancora con i più piccoli di lui perché non ha voglia di lasciare il mondo gratificante dell'infanzia.
Consiglio: in questo caso è fondamentale portare gradatamente il ragazzo a vedere la realtà in modo non traumatico e per questo può essere utile inserirlo in gruppi organizzati, come ad esempio negli scouts o nello sport.

Evi Crotti
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