Il compromesso coi poteri forti vero obiettivo Ds

Gianni Baget Bozzo

Lo schema bipolare è rimasto nella politica italiana, nonostante l’introduzione del sistema proporzionale. Queste elezioni sono concepite in forma dilemmatica da ambedue gli schieramenti. Per la sinistra, il tema centrale è quello di porre fine a Berlusconi come leader politico del centrodestra e di disgregare le stesse possibilità che il berlusconismo rinasca, se sconfitto. L’elettore del centrodestra avverte che è in gioco il tema della libertà, perché tutte le forze politiche, riunite attorno a Prodi, rappresentano di fatto una totalità che comprende destra, centro e sinistra pur non essendo nessuna di queste realtà. Rappresentano cioè una volontà di regime. La scelta politica può essere di destra, di centro o di sinistra, ma deve tutta avvenire all’interno dell’Unione.
Berlusconi ha espresso il linguaggio di chi esprime la sua scelta politica come una scelta di destino, sentendo che è in gioco la stessa natura della democrazia che si era espressa nell’alternanza e nel bipolarismo. Berlusconi ha usato il linguaggio dell’anticomunismo ricordandone le origini, la natura e la storia per rendere evidente la radice di totalità, e quindi la forma illiberale, dello schieramento dell’Unione. È in quella radice, infatti, che va riconosciuto il progetto di una alleanza che ha per centro il monopolio del potere, nella forma di un pluralismo apparente. Sotto questo aspetto, l’idea di una coalizione del Bene come differenza etica è la forma che dà unità al linguaggio dell’Unione e che aggiorna, in questo senso, la sua origine rivoluzionaria, l’idea cioè di un potere che trasforma la società in forma globale. Una volta eliminata la figura del centrodestra creata da Berlusconi, l’alleanza totale dell’Unione non avrebbe in sé altra alternativa che se stessa. In essa il pluralismo apparente sarebbe continuamente mediato dai Ds, da cui deriva quell’impostazione di concentrazione di forme diverse sotto la loro egemonia.
Ma questa volta lo schema è molto diverso, perché l’idea di pluralismo all’interno di una coalizione totale e onnicomprensiva è un’idea nuova, germinata dalla storia comunista. Non è irrilevante il fatto che tra le prime leggi che l’Unione vuole inserire nel suo calendario di legislatura vi sia quella che tende a impedire a Berlusconi di accedere a cariche pubbliche essendo proprietario di televisioni. Questo rivela la volontà profonda di escludere l’alternativa di centrodestra dal gioco delle possibilità. Ma è tutta la figura dell’Unione a rendere evidente che il pluralismo è funzionale all’egemonia e al dominio di una parte politica, che esso è pluralismo nella forma ma dominio nella sostanza. Una alleanza che va dal Corriere della Sera ai no global è un fatto così radicale da far comprendere che si tratta di ben altro che di un contrasto tra destra e sinistra. È invece il confronto tra le possibilità di alternanza e il monopolio del potere. L’Italia è una eccezione ed è un laboratorio politico, può costituire l’esperimento di uno svuotamento della politica e della sua consegna a quei poteri forti con cui, conformemente alla storia comunista, i Ds vogliono raggiungere un nuovo compromesso storico: non con la Chiesa e con le istituzioni popolari italiane, ma con la burocrazia tecnocratica e finanziaria europea. Questo è il dilemma e il dramma delle elezioni politiche italiane. Tutto si gioca sulla figura di Berlusconi, e questo è un dramma nel dramma: che solo un uomo possa reggere il peso di una alternativa storica.
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