«Comuni mortali» si divide in tre a Casa Manzoni

«Pensare alla morte fa bene alla vita. Apre il nuovo marketing delle pompe funebri»

Andrea Indini

«Pensare alla morte fa bene alla vita. Apre il nuovo marketing di pompe funebri. Personale cercasi». Non si tratta di un’inserzione tratta da Secondamano, ma dell’ultimo lavoro di Tiziano Scarpa.
A partire da stasera alle 21.30, il cortile di Casa Manzoni (via Morone 11, dietro piazza della Scala) ospiterà per tre serate lo spettacolo Comuni mortali, diretto da Flavio Ambrosini. «Una commedia in due atti e una cerimonia funebre» è il sottotitolo di questo scoppiettante testo teatrale, che racconta il primo giorno di lavoro di un giovane in un’agenzia di pompe funebri. La morte ridotta a marce qualunque, la compassione e le difese ironiche di chi affronta quotidianamente, per professione, il più grande tabù della nostra società.
«Avevamo pensato di ambientarlo al Cimitero Monumentale - spiega il regista -: non ci poteva essere un posto più suggesstivo e travolgente». Ma non è stato possibile. «Ne sono rimasto sollevato: l’idea di andare sulla testa dei defunti a fare i pagliacci mi sembrava poco opportuno - continua Ambrosini - e ambientarlo in Casa Manzoni sarà l’occasione per far conoscere ai milanesi un monumento davvero importante». Più di una vera e propria commedia si tratta di un conversation play con un andamento divertente e strano.
«Si racconta il primo giorno di lavoro - spiega l’autore - con tutte le ansie e i timori che gli son propri». Il ragazzo ha mandato il curriculum, ha fatto il colloquio ed è stato preso per un periodo di prova. Deve fare bella figura, quindi. «Che si tratti di supermercati o editoria non importa - continua Scarpa -, ho voluto lanciare una provocazione. Non tutto può essere trattato alla stregua di merce».
Lo spunto della commedia parte da una riflessione intorno al lavoro nella nostra epoca, che ha assunto sempre più le forme della erogazione di servizi, con una progressiva materializzazione degli oggetti e una mitizzazione delle merci. «È una scelta di spirito libero, che diventa una pistola puntata sullo spettatore - conclude Ambrosini -. Senza cadere nella sociologia spicciola, vogliamo mobilitare la gente affinché si metta in discussione». E l’intento riesce. Gli sviluppi narrativi della commedia, ricchi di colpi di scena, in un contesto di surreale ironia, assicurano allo spettatore un intelligente divertissement.