Condannato in appello per truffa, torna in galera il tycoon dell'editoria Conrad Black

Terzo editore al mondo, proprietario di testate in America, Europa e Asia, si è appropriato di 391 milioni di dollari della sua società. In primo grado gli erano stati inflitti sei anni e mezzo, ridotti a tre e mezzo in secondo grado. Avendone già scontati oltre due, dovrà ora passare i prossimi 13 mesi nel carcere di Miami in Florida

Una cosa è certa: negli Stati Uniti puoi anche essere anche un magnate, un baronetto o un facoltoso editore al mondo, oppure tutte tre queste cose insieme, ma quando viene condannato te ne vai dritto in galera. Così Conrad Black, tycooon canadese con la cittadinanza britannica, con il pallino della carta stampata, ma dalle mani bucate, l'altro giorno è tornato in carcere, dove aveva già passato un paio di anni, per scontare un residuo di pena dopo una condanna per truffa.
Conrad Moffat Black, Baron Black of Crossharbour, membro dalla camera dei Lords, nasce 67 anni fa a Montreal, ma nel 2001 rinuncia alla cittadinanza canadese per acquisire quella britannica. Storico, editorialista ed editore, per lungo tempo è stato il terzo maggiore proprietario di giornali al mondo, secondo per vendite solo a Rupert Murdoch. Black infatti controllava la Hollinger International, gruppo che comprendeva il «Daily Telegraph» nel Regno Unito, il «Chicago Sun Times» negli Stati Uniti, il «Jerusalem Post» in Israele, il «National Post» in Canada e centinaia di testate locali nel nord America. Rampollo di una ricca famiglia, alla morte del padre ereditò la casa di famiglia, con 28 mila metri quadrati di parco a Bridle Path, la zona residenziale più esclusiva di Toronto. Fino al 2003, Black era al 238° posto nella graduatoria degli uomini più ricchi della Gran Bretagna, con una fortuna stimata dal «Sunday Times» a 136 milioni di sterline. Ancora quell'anno risultava proprietario di un lussuoso appartamento in Park Avenue a New York, una villa a Palm Beach in Florida e una nel prestigioso quartiere di Kensington a Londra. Tutte proprietà svendute tra il 2004 e il 2005, incassando «appena» 63 milioni i dollari, quando scoppiò lo scandalo dei fondi distratti dai bilanci della società all'insaputa degli azionisti.
Black venne accusato di aver utilizzato, tra il 1997 e il 2003, in complicità con tre alti dirigenti del suo gruppo editoriale, circa 391 milioni di dollari appartenenti alla Hollinger International, sembra per accontentare la irrefrenabile bramosia di lusso della seconda moglie. In particolare 84 milioni sarebbero stati spostati all'insaputa degli azionisti e del consiglio di amministrazione dai bilanci della Hollinger alla società privata di Black, la Ravelson. Il processo, iniziato a Chicago nel novembre del 2007, si concluse con una condanna a sei anni e mezzo più una multa di 125mila dollari, per tre capi d'imputazione legati alla frode e uno all'ostruzione alla giustizia. Lo stesso giudice gli impose di risarcire la Hollinger con oltre 6 milioni di dollari. Subito dopo la sentenza aveva presentato appello e ottenuto la libertà su cauzione. E maggio la sentenza di secondo grado che ha ridotto la pena a tre anni e mezzo ma anche stabilito una ulteriore sanzione pecuniaria di 125mila dollari. Tolto il periodo già passato dietro le sbarre all'ex tycoon dell'editoria rimanevano dunque altri 13 mesi, che dovrà scontare nel carcere di Miami, in Florida, dove aveva già passato il precedente periodo di reclusione.