Conferenza sul razzismo, così l’Italia ha vinto

La vittoria politica è evidente, anche se c’è ancora un trucco politico seminascosto che deve essere smascherato. Il documento di preparazione della «conferenza dell’Onu contro il razzismo», prevista per il 20 di aprile a Ginevra, è stato modificato cedendo alla pressione internazionale. Come si sa gli Usa, il Canada, Israele, e, ultima ma certo non meno importante, l’Italia avevano dichiarato che il documento di preparazione della conferenza «contro il razzismo» era moralmente osceno e che non avrebbero partecipato. Poi, i 27 Paesi dell’Unione Europea, seguendo l’esempio dell’Italia e sulla base di un documento olandese, hanno dichiarato in coro che o si cambiava il documento o nessuno sarebbe andato. Infatti il documento preparatorio, stilato dalla commissione presieduta dalla Libia, si accaniva su Israele in termini di autentico antisemitismo, chiamandolo Stato di apartheid, accusandolo di razzismo, definendolo solo lui e non, che so, l’Iran o la Corea del Nord, «un grave pericolo per la pace».
Insomma, si abbandonava all’estremismo che nel settembre 2001, durante la prima conferenza di Durban applaudiva Arafat, Mugabe, Fidel Castro, condannava Israele e l’America (mentre lo ong fiancheggiatrici marciavano sotto i ritratti di Bin Laden, bruciavano le bandiere americana e israeliana), minacciava di distruggere l’Occidente «imperialista e schiavista». Fu un’autentica ondata di odio nel nome dell’Onu mentre il tema del razzismo veniva del tutto ignorato: quattro giorni dopo le Twin Towers venivano attaccate. Durban fu il manifesto ideologico dell’11 settembre e un inno alla distruzione di Israele. Ora, il documento di preparazione di Durban 2, ripercorreva fino a ieri la stessa strada: Israele uno Stato mostro, proibita la critica alle religioni (basta ricordare le vignette su Maometto per capire di cosa stiamo parlando), l’omofobia non ritenuta una forma di discriminazione. Il tutto in 47 pagine per 200 paragrafi di blaterazioni anti-occidentali. Ora, dopo la defezione americana e la richiesta europea, sull’onda italiana, di cambiare tutto minacciando la defezione, il documento consta di 17 pagine, elimina i riferimenti a Israele stato razzista, non parla più di religione.
Una vittoria per Frattini che ha avuto il coraggio di dichiarare che esiste uno standard morale che non può mai essere violato. Sull’antisemitismo e sulla violazione delle libertà di opinione e di espressione, non si può fare compromesso alcuno: sarebbe una sconfitta della nostra storia e della nostra stessa cultura. I Paesi europei, ora soddisfatti della resa del comitato preparatorio della conferenza, sono in fase di osservazione. Si tratta di evitare brutti scherzi dell’ultima ora, mentre molti Paesi arabi dichiarano che non cederanno. In più però c’è ancora un problema: il nuovo documento «riafferma la dichiarazione di Durban e il programma di azione come fu adottato alla conferenza mondiale contro il razzismo». In quella dichiarazione si scriveva che i palestinesi sono vittime del razzismo israeliano, e Israele risulta l’unico Paese dell’Onu colpevole di razzismo. La bozza odierna che divide i punti fra «negoziabili» e «non negoziabili» mette il vecchio testo di Durban fra i non negoziabili. Non crea sorpresa dunque che i negoziatori palestinesi i siano dichiarati soddisfatti dei risultati ottenuti e che Israele sembri intenzionata a respingere il nuovo testo. Le parole offensive che non si trovano nel nuovo documento sono reperibili in quello vecchio: è questo che adesso deve essere eliminato.