Conte: "Porto il Bari in A Poi pronto per la Juve"

"Ho fatto tanti sacrifici, merito qualche soddisfazione. Un tutore? No grazie, io la allenerei con le mie idee"

Bari - Caro Antonio Conte, lo sa che lei è l'ultimo «re di Puglia»?
«Mi spieghi meglio, non afferro».

È nato a Lecce, si è laureato all'Isef di Foggia, e ha riportato in serie A il Bari. Dalle sue parti non saranno contenti...
«Se si riferisce al fatto che l'anno scorso, col Bari, vincemmo a Lecce costringendo i salentini a disputare i play-off, glielo ripeto: nella mia vita mi sono sempre guardato allo specchio, la mattina».

Come ha realizzato questo successo?, il Bari non era partito per vincere il torneo...
«Vuol sapere la verità? Mi avevano chiesto un campionato onorevole e invece è venuto fuori un piccolo capolavoro, frutto del lavoro, dell'abnegazione di tutti e anche dell'appoggio del pubblico. Pensi: in 4 giorni, tra la Nazionale e la sfida col Parma, abbiamo registrato centomila presenze allo stadio San Nicola».

Spieghi il miracolo, caro sant'Antonio da Bari...
«La squadra è un mix di gioventù e di esperienza: nel motore abbiamo inserito le motivazioni di tantissimi provenienti da campionati inferiori, Rivas dalla serie C, qualcuno dai dilettanti addirittura. Il vero miracolo non è la promozione in A ma ricordarci da dove siamo partiti: quando mi ha chiamato un anno fa, il Bari lottava per non retrocedere e ha chiuso il precedente torneo col passo da play-off».

Come ha cominciato la sua carriera?
«Ho debuttato a Siena, da secondo di De Canio, chiamato da Perinetti: ho capito in quella circostanza che non ero tagliato per quel ruolo. Fondamentale è stato il passaggio successivo, ad Arezzo, in serie C».

Perché fondamentale?
«Perché ho vissuto una realtà formativa: ho fatto i conti con problemi di sopravvivenza quotidiana, maglie da procurare, viaggi da organizzare. Un anno ad Arezzo è stato come viverne cinque nel calcio che conta».

A quale allenatore si è ispirato?
«Nella mia carriera ho avuto la fortuna d'intrecciarmi con tecnici di grande carisma e vincenti. Ne ho "bucato" uno solo, Fabio Capello, e lo considero un rimpianto: quando arrivò alla Juve io avevo smesso».

Del Trap non ha certo preso il gioco all'italiana...
«Io ricordo un aspetto decisivo: la cura, durante la settimana, che aveva nel gestire il gruppo che restava fuori la domenica successiva».

E Ancelotti?
«Carlo mi ha fatto toccare con mano come sia possibile farsi amare dalla squadra».

E Dino Zoff?
«Si è comportato con noi calciatori con l'affetto e il rigore di un vero padre di famiglia».

Passiamo a Marcello Lippi...
«È il prototipo del vincente, impossibile stargli dietro. I suoi sono ritmi infernali: è capace di restare sul pezzo tutta la settimana e trasmettere ai suoi motivazioni straordinarie».

In Nazionale incontrò anche Arrigo Sacchi...
«Certo e fu un incontro fatale. Io venivo dalla Juve del Trap che giocava a uomo: mi sembrò di sbarcare sulla luna quando entrai nei suoi schemi e nelle sue gabbie tattiche. Dicono che sono diventato un maniaco della tattica per questo, lo trovo un complimento».

Come ha fatto a trasformare il Bari nella squadra dall'attacco boom?
«Non eravamo attrezzati come le altre big della B e allora mi sono detto: qui devo trovare qualcosa di nuovo. Così ho deciso di giocare con 4 attaccanti, due ali più due punte centrali davanti».

Dicono che lei sia un divoratore di partite di Champions league...
«Non me perdo una, in tv. Sono affascinato dal gioco del Manchester United e stravedo per la bellezza estetica del Barcellona, allenato da un esordiente, Guardiola».

Il suo nome è stato accostato anche alla Juve prossima, con Ranieri scaricato...
«Non vorrei parlare della Juve, dove ho tantissimi amici, rapporti consolidati, successi condivisi. Possono venir fuori equivoci sgradevoli».

Forse a causa di quella frase dell'altro giorno, «non ho bisogno del tutore»: potrebbe aver offeso Lippi?
«Non l'ho pronunciata direttamente. Poi non credo sia offensivo sostenere che io la allenerei con le mie idee. Anzi, sarebbe un buon motivo per ricevere fiducia».

A Bari si sta muovendo la città per convincerla a restare in A sulla panchina. Che fa: parte per Torino o per Bergamo?
«Ho l'appuntamento con il presidente a promozione acquisita: dobbiamo metterci a un tavolo e valutare bene tutte le questioni. Non ultima quella che riguarda me e il mio staff (c'è anche il fratello Gianluca, preparatore dei portieri, ndr): abbiamo fatto molti sacrifici, meritiamo qualche soddisfazione».