Contestato Bersani che parla di Termini Imerese

Passerella in Riviera. Il leader Pd, fischiato anche prima dell’ingresso in sala, protagonista di un botta e risposta con Scajola sulla Fiat

nostro inviato a Sanremo

L’accoglienza a Bersani in quel di Sanremo è stata come quella riservata della platea dell’Ariston al principe Emanuele Filiberto: un coro di fischi. Al pubblico canoro fa schifo la canzonetta patriottica di Pupo, al pubblico residente a Genova la politica di sinistra. Insomma la passerella pubblica del segretario del Pd ieri pomeriggio è cominciata con una bella protesta. Niente di eccezionale: qui a Sanremo vengono tutti a manifestare. E Bersani ci si è super abituato. Però non è bello essere assaliti dai cori appena si arriva in piazza, soprattutto se arrivano dai propri elettori. A essere infuriati erano gli abitanti del Ponente genovese che non vogliono che venga realizzata la Gronda, la tangenziale che dovrebbe tagliar fuori la città perché passerebbe sopra e dentro le loro case. Riuniti in comitati, di estrazione di sinistra, gridano a gran voce la delusione per il governo della rossa Liguria.
Bersani comunque non è il tipo da scomporsi e dopo aver ascoltato con pazienza i contestatori, continua il suo tour per la vetrina più importante del momento. Che scherziamo, siamo in campagna elettorale, cosa c’è di meglio di un bagno di folla in Riviera, di un passaggio in Tv nel momento di maggior ascolto dell'anno, accanto alla gente che ama le canzonette? Ma, no, lui dice che non è qui per fare passerella, ma che «se a uno piace la musica ed è segretario del Pd non capisco perché non possa andare a Sanremo». Pure i «nostri militanti amano fare le feste e la malinconia è un lusso dei ricchi». Lui si ferma a stringere le mani, ha una parola per tutti, viene inseguito dalle telecamere e dai fotografi manco fosse Berlusconi. S’infila al Palafiori per vedere una mostra storica sul Festival e si concede volentieri ai taccuini dei cronisti, prima di raggiungere i locali della vecchia stazione dove va in onda il dopofestival di Youdem, la Tv del partito e infine approdare all’agognato tempio della canzone italiana. Dove riesce a ottenere la parola grazie a Costanzo.
La canzone che dedicherebbe a Berlusconi? Finché la barca va. Immediata la replica da Roma di Bonaiuti: «Noi gli dedichiamo Bella Ciao...» Il brano che più rappresenta il Pd? Siamo solo noi di Vasco. Perché? «Perché solo noi possiamo dare al Paese un’alternativa a questo governo». Vabbè, e la sua canzone preferita? Vita spericolata. Da crederci. I brani preferiti di questo Festival? «Quelli di Irene Grandi e di Cristicchi». E poi gli piace un sacco Antonella Clerici: «Ha interpretato un’Italia che ha bisogno di un po’ di rassicurazione». Apprezza di meno la canzone patriottica di Pupo, Emanuele e Canonici.
Basta, si fa tardi. Bisogna mettersi la cravatta e andare all’Ariston. Sua figlia Elisa, 26 anni, giura che è stata lei a convincere il padre a venire, tanto in platea siamo in par condicio: davanti c’è il ministro Claudio Scajola. Lui si siede in terza fila. E Costanzo, per la prima volta ieri sul palco dell’Ariston, fa il suo colpo di teatro. Non dovrebbe far parlare i politici, perché siamo in campagna elettorale. Però rompe gli schemi: vuole che rispondano a tre operai di Termini Imerese rimasti senza lavoro invitati sul palco a raccontare la loro sofferenza. Li fa parlare tutti e due, ma anche qui, come in piazza, Bersani si prende i fischi. Scajola invece viene applaudito quando dice chiaramente che ci deve essere un futuro per lo stabilimento, anche se non necessariamente nel settore automobili. Passerella è fatta. Per entrambi.