Contro l’indifferenza a colpi di fotografie

Si intitola «Broken landscape» (paesaggi distrutti) la mostra che raccoglie gli scatti del reporter Paolo Pellegrin

Sono le persone le protagoniste involontarie degli scatti di Paolo Pellegrin. Individui che abitano in ogni angolo del pianeta, vittime delle guerre, delle epidemie, della povertà o della fame. A ospitare le foto il Museo di Roma in Trastevere che, fino al 9 settembre, offrirà ai suoi visitatori «Broken lansdscape» (Paesaggio rotto), mostra realizzata con un’ampia sezione del lavoro di questo fotoreporter che collabora con Newsweek e il New York Times.
Un percorso espositivo ampio, con cento immagini che rappresentano per lo più una denuncia dei mali del XXI secolo. Le foto, tutte in bianco e nero, si susseguono a ritmo incalzante lungo le pareti mostrando una realtà cruda e senza filtri: i bambini del Darfur rimasti senza casa per la guerra civile, i senzatetto dell’India, gli abitanti della Cambogia soccorsi da Medici senza frontiere, le lunghe file di persone deportate durante la guerra in Kosovo; gli scenari più vari, insomma, che riportano l’attenzione su fatti spesso dimenticati o ignorati.
Il materiale utilizzato per l’esposizione è relativo a un arco di tempo molto ampio, raccoglie, infatti, molti lavori di Pellegrin dal ’95 fino all’estate scorsa. E gli ultimi scatti sono stati realizzati nel Libano del sud nel luglio 2006. Sono tante le foto che raccontano il conflitto tra Israele e la Palestina: dalle immagini dei territori occupati, ai funerali di Yasser Arafat, all’evacuazione della striscia di Gaza, fino alla guerra in Libano. Non mancano reportage delle altre guerre che nell’ultimo quindicennio hanno insanguinato i vari continenti: in Bosnia, in Irak, in Afghanistan.
La mostra, aperta dal martedì alla domenica, dalle 10 alle 20, racchiude anche scatti di altri scenari cruenti: si parte dall’Africa con l’Aids che imperversa; si prosegue con il sud degli Stati Uniti sconvolto dall’uragano Katrina, si continua con lo tsunami, fino alle macerie del terremoto in Pakistan nel 2005.
Evidenziati, però, sono sempre i risvolti sociali, perché lo scopo di «Paesaggio rotto» è proprio quello di contrastare l’indifferenza e attraverso i clic obbligare i visitatori a fermarsi e riflettere.