Controlli frequenti per gli atleti

Tutti gli sport agonistici sono sempre a rischio: i giovani subiscono traumi spesso gravi che ne limitano l’impegno

Ignazio Mormino

Col favore di tutti i moderni mezzi di comunicazione, lo sport è diventato parte integrante della nostra vita. I «media» ne celebrano i trionfi giorno dopo giorno. Pochi parlano, invece, dei traumi - più o meno gravi - che si accompagnano alla pratica sportiva. Ecco perché merita interesse il convegno «Scienze motorie e sport», che si conclude oggi a Genova, organizzato dalla Facoltà medica di quella Università.
Ne parliamo col professor Luigi Molfetta, uno dei promotori del convegno, grande esperto di questi problemi. «Il corso di laurea in Scienze motorie - dice - è stato istituito, a Genova e in altre sedi universitarie, sei anni fa. I tempi erano maturi per analisi approfondite non solo sui vantaggi ma anche sui pericoli, dell’attività sportiva. L’attualità e l’importanza di questi temi hanno portato al nostro convegno, che si chiude stasera, oltre cinquecento medici ed un accredito del ministero della Salute».
«Ogni sport ha le sue insidie» spiega Molfetta «in particolare se mette uno di fronte all’altro (rugby, calcio, eccetera) due atleti. Nel football gli arti inferiori sono la sede privilegiata dei traumi muscolari ed articolari, soprattutto distorsivi. Nel rugby i traumi interessano non solo gli arti inferiori ma anche quelli superiori. Nella pallavolo e nel basket, invece, solo gli arti superiori riportano danni di varia entità. Ci sono casi (lesioni dei legamenti del ginocchio o dei legamenti della caviglia) che richiedono un intervento chirurgico e che tengono lontani gli atleti dai campi di gioco per parecchi mesi, con una appendice, spesso prolungata e incerta di riabilitazione ».
Emerge con chiarezza un «quadro clinico» che può diventare preoccupante. Il professor Molfetta ricorda che «l’atleta professionista è tenuto a conoscere bene le conseguenze d’ogni suo gesto per evitare ogni tipo di traumi» ed aggiunge che chi pratica sport agonistici deve sottoporsi a controlli frequenti e particolareggiati. Anche queste considerazioni sono alla base del nuovo corso di laurea in Scienze motorie, che ha invitato a questo convegno, accanto ai medici, tecnici e atleti di grande notorietà e addirittura una «clinica mobile» che il dottor Claudio Costa mette a disposizione dei partecipanti italiani al campionato mondiale di motociclismo.
Un simposio satellite è stato dedicato al dolore provocato dall’attività sportiva ed alle relative terapie. Le relazioni sono state svolte da specialisti del settore medico-sportivo appositamente designati dal professor Romano Millo, che presiede il corso di laurea in Scienze motorie dell’Università di Genova. Il convegno ha mantenuto l’impegno di illustrare le due facce dell’attività sportiva, quella esaltante e quella deprimente. Basta ricordare che, per fare un solo esempio, i danni alle cartilagini articolari - se diagnosticate con ritardo - possono diventare non solo cronici ma addirittura invalidanti al punto da rendere impossibile ogni attività sportiva.