Coppa Italia, la Lazio di rigore batte la Samp

La partita finisce 1-1. Segna subito Zarate, ma pareggia Pazzini. Si va ai rigori: Cassano
sbaglia, decide Dabo. Delio Rossi corona quattro anni di lavoro. Per Mazzarri l'addio ora è certo

Roma - La Coppa Italia resta a Roma, ma sulla sponda biancoceleste. Rigori (14 addirittura) fatali alla Samp: decidono Dabo e due parate di Muslera (la prima su Cassano che spreca il primo tiro dal dischetto). Delio Rossi che finisce in paradiso e corona il lavoro di quattro anni, Walter Mazzarri all’inferno e dà il commiato alla piazza doriana.

Il trofeo che una volta, malignamente, era definita un portaombrelli, diventa l’ancora di salvezza della stagione. In una sola sera, la Lazio si porta a casa la Coppa – la quinta della sua storia -, un passaporto europeo, cinque milioni di euro tra incasso, successo finale e partecipazione sicura alla finale della Supercoppa di Pechino l’8 agosto.
Scenografia davvero spettacolare, con uno stadio per tre quarti biancoceleste e la curva Sud tutta blucerchiata. Una cornice di pubblico che stupisce anche il presidente della Repubblica Napolitano, ospite d’onore della serata dell’Olimpico che alla fine premierà i vincitori. Anzi il presidente si rivela persino opinionista Tv nell’intervallo della partita, durante il quale parla di calcio e Giro. Zona dello stadio paralizzata dall’afflusso dei tifosi in una serata da prove generali per la sfida più prestigiosa (la finale di Champions tra Manchester United e Barcellona) in programma fra 13 giorni.
È una finale inedita e forse tra quelle di minor valore tecnico guardando l’anemica classifica delle due squadre in campionato e quanto mostrato nei 120’.

Anche se Lazio e Samp, nella loro corsa verso l’Olimpico, hanno fatto fuori avversari del calibro di Milan, Juventus e Inter. Nel ballo delle debuttanti, come ha definito il match il direttore generale della Samp Marotta, e sotto gli occhi del ct Marcello Lippi il copione prevede un inizio al fulmicotone della Lazio. Subito avanti tutta e nel primo vero affondo arriva la rete di Zarate, uno dei pochi elementi di classe presenti in campo. L’argentino segna alla sua maniera: sgroppata sulla sinistra, slalom tra gli avversari (l’ultimo è Campagnaro) e tiro a girare che sorprende Castellazzi. Sembra l’antipasto di una serata in discesa e invece alla Lazio resta solo il predominio territoriale.

Delio Rossi costruisce bene tatticamente il match, piazzando Dabo a controllare i movimenti di Cassano (solo qualche lampo per il genietto barese fischiatissimo dal pubblico dell’Olimpico di fede laziale). I biancocelesti lasciano poche iniziative ai doriani, provano a sfondare a sinistra con le sovrapposizioni di Foggia e Kolarov e arrivano vicini al raddoppio, ma Castellazzi prima rinvia il bolide di Kolarov e poi sventa il possibile tap-in di Pandev. Più un errore del macedone, in verità, che è uno dei grandi assenti della partita, colpa forse di quell’infortunio che lo ha tenuto in allarme fino alla vigilia.
Dal 2-0 mancato si passa al pareggio, improvviso e quasi sorprendente della Samp, con la rapida esecuzione di testa di Pazzini, valore aggiunto dei blucerchiati nella seconda parte della stagione. Il pari è una mazzata psicologica per i laziali, che fino al termine del primo tempo faticano a riprendersi.

Diverso l’atteggiamento nella ripresa, anche se Kolarov salva sulla linea dopo 70 secondi, quando la Lazio riprende l’inerzia della partita e spende ogni stilla di energia per cercare, inutilmente, di evitare la coda dei supplementari. Durante i quali Pazzini ha però sul piede la palla del 2-1 e la squadra di Delio Rossi protesta per un rigore non concesso. Fino al 120’ ai punti meriterebbe la Lazio, ma tutto si decide ai rigori.