Coppa Italia, maledizione Palermo per il Milan

I rossoneri ancora battuti dalla loro "bestia nera". Ibra segna troppo tardi, al 93'. Dopo 32 anni la squadra cara a Zamparini e a mezza Sicilia può prenotare il viaggio a Roma per la finale di domenica 29 maggio. Se la vedrà con la vincente tra Inter e Roma

La storia sceglie il Palermo. Con grande merito, bisogna subito segnalare, nel conto delle due semifinali. Al 2 a 2 dell’andata, possono seguire i fuochi d’artificio per i due sigilli di ieri sera, di Migliaccio il primo, di Bovo su rigore il secondo, la classe operaia di una squadra che può mettersi sul petto la medaglia di bestia nera dei campioni d’Italia. Il Milan può e deve maledire l’infortunio toccato a Ibra, costretto in panchina per oltre un’ora di gioco: appena lanciato nella mischia, lo svedese prima coglie due pali, quindi, in pieno recupero, artiglia il gol del 2 a 1, magrissima consolazione di una serata piena di errori e omissioni.

La storia sceglie il Palermo, dunque. Dopo 32 anni, la squadra cara a Zamparini e a mezza Sicilia, può prenotare il viaggio a Roma per la finale di domenica 29 maggio: non avrà Bovo né Bacinovic, squalificati, ma è una perdita che non lascia traccia negli umori dello stadio e dei suoi protagonisti in grande festa. Sa soffrire il Palermo, specie nella prima parte, quando lascia ai rivali il compito e la responsabilità di comandare il gioco e la partita per poi ripartire in contropiede. Pastore non ha grande spunti, Ilicic pochi spazi nei quali infilarsi, Hernandez non riesce a liberarsi dalla gabbia di Nesta e soci, e così il Milan guida il torello senza però trovare la via maestra. Sbaglia in apertura Robinho, uno che non è nuovo a certi sfondoni davanti alla porta, non trova sbocchi con Pato, nonostante il formidabile contributo di Pirlo e deve attendere l’arrivo di Ibra per far tremare il Palermo nel finale tambureggiante.
La sorpresa non riesce al Milan. La sorpresa, appena sgabbiata la sfida, è la carta giocata dal Milan e da Allegri per snidare il Palermo sdistemato nella sua metà-campo. Il «taglio» di Pirlo per Robinho è una perla autentica che spalanca la porta a Robinho: il suo tiro, maldestro, ricorda purtroppo le migliori abitudini del brasiliano. Tenta la sorpresa persino Flamini, nelle cadenze successive, con un tiro-cross che Sirigu vede e respinge in tempo utile. Se non riesce la sorpresa, il Milan deve accontentarsi di comandare il gioco senza riuscire però ad apparecchiare altre giocate significative. Anzi senza mai più trovare la porta per tutta la prima frazione e nemmeno lo spazio necessario per mettersi al servizio di Pato. Delio Rossi interviene al volo per correggere un primo errore: fa acqua, da tutte le parti, lo scudo presentato davanti alla difesa, il 19enne Acquah e chiama al cambio Bacinovic che si presenta meritandosi sul campo un giallo. Ecco di cosa ha bisogno il Palermo che organizza le migliori controffensive sul fianco sinistro di Abbiati dove Antonini balla tra Migliaccio e Cassani. Che il giovanotto non sia nemmeno fortunato lo si intuisce a pochi rintocchi dall’intervallo: Thiago Silva gli rovina addosso, travolgendolo, e il ginocchio destro ne risulta rovinosamente danneggiato. A quel punto deve scaldarsi Bonera, assente dal 6 febbraio addirittura.
La sorpresa, invece, come succede spesso nel calcio e nella vita, riesce al Palermo appena, nella ripresa, gli capita l’occasione giusta per infilare la testa di Migliaccio sulla traiettoria giusta proveniente dall’angolo e mettere così in croce Abbiati e la celebrata difesa milanista, fino a quel punto retta dal talento purissimo di Thiago Silva. La sopresa del Palermo diventa una doccia scozzese per il Milan che, vittima della propria angoscia, e anche di uno scriteriato assalto, si lascia infilare dal contropiede siciliano. Van Bommel trattiene Ilicic, Rocchi vede e provvede: rigore, trasformato da Bovo, ed espulsione dell’olandese. Pareggiata un paio di minuti più tardi dal rosso per lo stesso Bovo autore di una feroce entrata su Pato. Al Milan di Allegri non riesce il doblete, forse è un avviso ai naviganti per la futura Champions. Una domanda al tecnico: non era il caso di fare entrare prima Ibra.