La coppia regina

Lei portava in dote la Castiglia, lui l’Aragona Da lì partirono per edificare una grande potenza

Diciassette anni dopo la sua morte, la salma di Isabella di Castiglia fu traslata nella Capilla Real, a Granada. Accanto alla regina fu tumulato il marito, Ferdinando d’Aragona, che le era sopravvissuto di dodici anni. Alle esequie dei due nonni provvide il nipote, Carlo V, il sovrano che poteva dire che sul suo regno non tramontava mai il sole.
La grande regina Isabella aveva scelto Granada come luogo della propria sepoltura fin dal 1492, quando lei e suo marito erano entrati da conquistatori nella capitale dell’ultimo principato arabo della penisola. In quel momento portavano ai suoi esiti definitivi quello strano percorso, metà politico e metà culturale, che prese il nome di Reconquista. Iniziato nella vecchia Castiglia e nel Leon, il processo di espulsione della classe dirigente moresca aveva impiegato tre secoli. Giunse a termine grazie anche al conseguimento un altro importante obbiettivo politico, ottenuto proprio grazie al matrimonio tra Isabella e Ferdinando. Con le loro nozze si realizzava il ricongiungimento delle corone di Castiglia e di Aragona, che non si sarebbero mai più divise.
Le nozze di quelli che vollero chiamarsi i re Cattolici avevano riunito le due anime della Spagna. Quella aragonese, mediterranea, disponeva di una posizione egemone sul Mediterraneo occidentale, con i regni collegati di Sicilia, Napoli e Sardegna insieme a solidi rapporti con molti degli altri principati della penisola italiana. La Castiglia, da parte sua, poteva contare sull’ardimento dei propri guerrieri, sulla ricchezza delle greggi e su uno spirito d’avventura ancora sorgivo, sostenuto da una forte spinta demografica.
La grande stagione dei re Cattolici si innestò direttamente in quella successiva, se possibile ancora più luminosa per la Spagna, attraverso il matrimonio della loro figlia Giovanna, poi soprannominata «la Pazza», con Filippo il Bello, dal quale ebbe il figlio destinato a diventare l’imperatore Carlo V, nella cui persona confluirono insieme ai titoli materni di Castiglia e di Aragona e quelli paterni di Borgogna e di Asburgo. Nel suo Ferdinando e Isabella. I re Cattolici Ernest Belenguer accompagna il lettore lungo il percorso di trasformazione della Spagna che i due sovrani, sposatisi giovanissimi, imposero al Paese. Al momento delle nozze il loro potere era poco più che nominale, dato che si trovavano a regnare su terre fondate sull’organizzazione feudale creatasi nel corso della prima fase della Reconquista e consolidatasi poi. La discesa dei castigliani aveva infatti corrisposto all’assegnazione delle terre strappate alla nobiltà moresca a nuovi signori, ai quali era stato affidato il compito di radicare la conquista. Accanto a quello militare, si era sviluppato quasi subito un potere mercantile, centrato sulle città, anch’esso antagonista della monarchia.
In questo confronto fra la corona e le forze centrifughe che si contendevano il regno emerse la personalità di Isabella, regina dal grande carisma che non delegò al marito oneri e privilegi della propria condizione. Fino al momento della sua scomparsa, fra i due fu lei la figura che impresse il tono del governo e ne individuò gli obiettivi. Del resto la sua era la responsabilità maggiore. Quello d’Aragona era un regno minore, dalla vocazione commerciale, nel quale il rapporto fra monarca e aristocrazia era in qualche modo consolidato. La Castiglia, invece, comprendeva le regioni più dinamiche d’Europa. Le pecore merinos la attraversavano da Sud a Nord per rifornire di lana i mercati della costa atlantica, i soldati e i marinai cristiani erano ardimentosi e pronti a lanciarsi in qualunque impresa, la tecnologia navale li sosteneva. Persino le ricerche linguistiche avevano un tono anticipatorio: quella castigliana fu la prima grammatica redatta di una lingua moderna.
Come ricorda Belenguer, in quegli anni vennero gettate le basi del periodo dell’egemonia spagnola sull’Europa, che durò più di un secolo, abbracciò i regni di Carlo V, di suo figlio Filippo II e si spense soltanto con l’affermarsi pieno del protestantesimo, per essere infine abbattuta con la guerra dei trent’anni.