Corsi per imam nell’ateneo cattolico

A lezione 25 musulmani, tra cui tre donne I fondamentalisti contrari all’iniziativa

da Parigi

Diventeranno imam studiando l'islam alla facoltà di scienze sociali ed economiche dell'Università cattolica di Parigi. Sembra un controsenso, ma è il risultato del dialogo tra il prestigioso Institut catholique de Paris e l'Istituto di formazione religiosa della grande Moschea della capitale francese. Djelloul Seddiki, direttore di questo centro di preparazione dei futuri imam, è fiero dell'esperienza cominciata ieri e critica altre componenti dell'islam transalpino, rivelatesi ben più chiuse. Dunque da ieri un gruppo di 25 futuri religiosi islamici (tra cui tre donne, alle quali la loro confessione attribuirà un ruolo diverso da quello dei colleghi maschi) studiano all'Università cattolica, dove frequenteranno un nuovo corso semestrale sul tema: «Religioni, laicità, interculturalismo». Tra essi uomini di mezza età e stimati professionisti, come Abdelkader Khali, 52 anni, esperto di informatica. Alla fine i 25 studenti islamici otterranno un diploma, riconosciuto dallo Stato.
L'intesa tra Institut catholique e Moschea di Parigi prevede un totale di 400 ore di studi, di cui 210 ore di lezioni effettive e il resto di esercitazioni. I temi dell'insegnamento: cultura generale, storia, diritto, storia delle religioni, rapporto tra religioni e istituzioni pubbliche, riflessioni sul pluralismo culturale. Djelloul Seddiki ricorda che ci sono voluti due anni di discussioni per mettere a punto l'iniziativa. L'Institut catholique voleva inserire la teologia tra gli studi del gruppo di musulmani, ma poi le due parti hanno preferito lasciare (almeno per ora) da parte questa materia. Se l'esperimento funzionerà, qualche mutamento del programma non potrà essere escluso.
La comunità islamica transalpina è divisa di fronte a questa inedita esperienza. Le componenti fondamentaliste la condannano, mentre quelle più moderne e pragmatiche salutano un'opportunità di dialogo interreligioso. Per Seddiki si tratta «dell'inizio di un autentico scambio culturale». Più perplessi dei fondamentalisti islamici sono i portabandiera del laicismo puro e duro alla francese, secondo i quali deve essere lo Stato a farsi carico dell'insegnamento della laicità ai futuri ministri dei vari culti religiosi.