Corte dell'Aja: a Srebrenica fu genocidio. Serbia assolta

Il massacro di Srebrenica del 1995, che la Corte internazionale di giustizia ha definito un
genocidio, è "una delle peggiori atrocità dopo quelle della Seconda guerra
mondiale&quot;. La Serbia non pagherà le colpe di Milosevic<br />

L'Aja - La Serbia ha commesso genocidio in Bosnia con l'operazione di Srebrenica che ha provocato circa 8.000 vittime (nella foto il Centro della memoria di Potocari, vicino a Srebrenica). Questa la sentenza emessa oggi dalla Corte internazionale di giustizia dell'Aja, il principale organo giurisdizionale dell'Onu, letta dal presidente, l'inglese Rosalyn Higgins. La Corte ha assolto la Serbia dalla responsabilità legale, respingendo la denuncia presentata dalla Bosnia per "uccisioni, saccheggi, violenze, torture, sequestri, detenzione illegale e sterminio", commessi durante la guerra dei Balcani. I giudici, nella loro sentenza, hanno riconosciuto che il massacro di Srebrenica fu un genocidio e che Belgrado ha la colpa di non averlo impedito, ma lo stato serbo non può esserne considerato responsabile. Ciò che tuttavia preoccupa i serbi è il marchio indelebile che potrebbe rendere vani gli sforzi dell'attuale leadership per distanziarsi dalle gravi responsabilità della Jugoslavia di Milosevic.

 

Il massacro di Srebrenica È considerato «una delle peggiori atrocità dopo quelle della Seconda guerra mondiale». I fatti sui quali i giudici si sono pronunciati, esaminando una denuncia della Bosnia, risalgono all'estate del 1995, quando Srebrenica, un'enclave musulmana nella Bosnia orientale serba, era sotto assedio da quasi tre anni. L'allora capo di stato maggiore serbo bosniaco Ratko Mladic ordinò ai primi di luglio l'attacco finale. La città venne bombardata giorno e notte, mentre i carri armati avanzavano. L'11 luglio i serbo-bosniaci irruppero nella città e i 40.000 abitanti fuggirono verso la base dell'Onu di Potocari, a nord. Circa 7.000 riuscirono a entrare nel recinto della base, presidiata da circa 100 caschi blu olandesi che avrebbero dovuto difendere la città, dichiarata dall'Onu 'zona protettà. Gli altri si accamparono fuori. All'arrivo dei serbi i caschi blu rimasero impotenti, mentre Mladic fece separare gli uomini da donne e bambini, che furono deportati. Gli uomini - secondo le testimonianze di sopravvissuti e secondo l'atto di accusa del Tribunale penale internazionale (Tpi) per la ex Jugoslavia che con una sentenza dell'aprile 2004 ha stabilito per primo che fu genocidio - furono passati per le armi. I corpi degli uccisi nelle esecuzioni di massa vennero sotterrati in fosse comuni. Finora ne sono stati ritrovati solo 2.000. Oltre 7.000 persone risultano disperse. I principali responsabili dell'eccidio di Srebrenica sono considerati i capi politici e militari dei serbi di Bosnia Radovan Karadzic e Ratko Mladic, latitanti ormai da dieci anni. La tragedia ha pesato per anni sulla coscienza della comunità internazionale. Per Srebrenica, nell'aprile 2002, il governo olandese di Wim Kok decise di dimettersi dopo che l'Istituto per la documentazione di guerra ha riconosciuto la responsabilità dei politici e dei caschi blu olandesi nel non aver saputo impedire il massacro.