Il cortese Saddam che dà consigli sulle donne

I soldati Usa di guardia al raìs raccontano: «È alla mano e ora dice di non odiare Bush»

Gaia Cesare

Adora i cereali, è capace di divorare in pochi minuti una confezione famiglia di patatine Doritos - diffusissime negli Stati Uniti - ed elargisce consigli sulla donna ideale. L’immagine del raìs inflessibile nei confronti degli avversari politici, spietato contro le minoranze curde e sciite, ostinato nella sfida all’America, sfuma di fronte al racconto di cinque giovani soldati americani. Dopo 298 giorni a fianco di Saddam Hussein, impegnati come guardie nella prigione dove è detenuto l’ex dittatore, i militari della Pennsylvania National Guard hanno affidato a una giornalista del mensile GQ il racconto sulla detenzione dell’ex raìs.
A emergere è il ritratto di un uomo «gentile e loquace», che lava da solo la sua biancheria senza farsi troppi problemi e che è un po’ossessionato dall’igiene. «Puliva il vassoio in cui gli veniva servita la cena, le posate e il tavolo prima di iniziare a mangiare», racconta Jesse Dawson. Ma in compenso l’ex dittatore ama chiacchierare, tanto da strappare la compiacenza dei giovani sorveglianti, che lo hanno ribattezzato «amichevole freak», cioè un tipo simpatico e alla mano.
Le elezioni farsa, le torture nelle carceri irachene contro i «traditori», i gas letali ai danni delle minoranze etniche, la prepotenza esercitata nell’attacco al Kuwait, sembrano nelle parole dei giovani soldati statunitensi solo un ricordo lontano, a tratti un pezzo di storia ormai così lontana dalla realtà da sembrare inverosimile. Ma Saddam, il vecchio Saddam prepotente e borioso, si materializza di nuovo quando si parla del suo Paese, l’Irak. Sì, perché nonostante la detenzione, una guerra che ha diviso il mondo e ha prodotto il rovesciamento del suo regime, lui si sente ancora «il legittimo presidente» del Paese che ha piegato ai suoi umori e ai suoi capricci. Tanto da raccontare ai suoi secondini di essersi preso gioco degli americani prima della sua cattura: «Scemi - ha raccontato di aver detto nel marzo 2003, quando erano partiti i bombardamenti sui palazzi presidenziali -, bombardano il posto sbagliato». Poi, però - riferiscono i soldati Usa - non si dà pace per il tradimento di un suo fedelissimo, colui che ha svelato l’ubicazione del nascondiglio: «Se Giuda non avesse detto nulla, nessuno lo avrebbe scoperto».
L’ex raìs non ha eluso nessun argomento durante la sua prigionia. Ha parlato di Ronald Reagan e di Bill Clinton, definendoli «ok». E non ha evitato nemmeno commenti su George W. Bush: «Alla fine ci ha detto che non provava nessun sentimento di rabbia nei confronti di Bush e che vorrebbe fare amicizia con lui», ha riferito Jonathan Paco Reese, 22 anni. E sulle armi di distruzione di massa continua a difendere la linea di sempre: Bush «sapeva che non ne avevo e che non le avrebbe mai trovate».
Ma il vecchio raìs dà il meglio di sé quando elargisce consigli sulle donne. A uno dei soldati raccomanda: trovane una «non troppo intelligente, non troppo stupida. Non troppo vecchia, non troppo giovane. Una in grado di cucinare e fare le pulizie».

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