Così gli 007 di Mosca hanno incastrato Scaramella

Oleg Gordiesvsky con Boris Volodarsky
Era un pomeriggio di dicembre quando incontrammo il consulente della Commissione Mitrokhin del Parlamento italiano, Mario Scaramella, in un luogo sicuro della campagna fuori Londra. Mario ci apparve un uomo nervoso ma non spaventato. Lo scopo dell’incontro era esaminare come il Kgb lo avesse incastrato. Quando gli chiedemmo se poteva provare con documenti le sue affermazioni, disse di sì. E ha mantenuto la parola.
Dieci anni fa, quando il suo futuro amico Alexander Litvinenko era ancora un bravo e promettente ufficiale del Kgb, Scaramella diventò direttore dell’unità crimini ambientali del dipartimento di diritto internazionale dell’università di Napoli, mentre iniziava la carriera di avvocato e giudice onorario presso il Tribunale di Napoli, dove ha presieduto procedimenti penali su crimini ambientali.
Preparando una complessa operazione a Londra, i servizi sovietici dovevano pensare a molte cose, e ogni soggetto doveva essere collocato nel suo ruolo specifico.
Dopo la defezione nel 1992 dell’archivista Vasilij Mitrokhin, le autorità britanniche prepararono un gruppo di documenti basati sui cosiddetti archivi Mitrokhin, che identificavano circa 250 spie e collaboratori del Kgb in Italia. Questi documenti furono debitamente trasmessi al governo italiano. Il Parlamento italiano più tardi dette vita a una Commissione d’inchiesta sul dossier Mitrokhin, e l’attività dell’intelligence italiana, il cui obiettivo era controllare i fatti connessi con il tradimento o il tentato tradimento a favore dello spionaggio russo in Italia.
Mario Scaramella ricevette un incarico ufficiale di consulente della Commissione, per cercare documenti sui casi esaminati. Scaramella incontrò Litvinenko la prima volta nel gennaio 2004 e diventarono subito amici. Da allora Litvinenko fornì in maniera riservata aiuti alla Commissione Mitrokhin rendendo noto tutto ciò che sapeva sullo spionaggio sovietico, metodi e tecniche.
Il 3 febbraio 2006 Litvinenko registrò a Roma un video non destinato alla diffusione, nel quale parlò di Romano Prodi. Come ex ufficiale del Fsb dichiarò davanti alla telecamera che nel settembre 2000, quando si accingeva a lasciare Mosca per andare a vivere in Occidente, ebbe un incontro clandestino con il suo amico generale del Kgb Anatoly Trofimov, chiedendogli consiglio sul Paese al quale chiedere asilo politico. Secondo Litvinenko (la cui testimonianza, oltre che su video, è trascritta e firmata anche da Alexander), il suo amico ed ex alto ufficiale del Kgb gli consigliò di non mettere piede in Austria, Italia e Germania perché la leadership di questi Paesi dell’Unione europea era infiltrata da agenti sovietici. Quando Litvinenko chiese chiarimenti, Trofimov gli disse. «Vedi da solo chi si trova adesso alla guida dell’Europa: Prodi, il nostro uomo. Dunque ti suggerisco di scegliere fra Gran Bretagna e Stati Uniti». Anche Scaramella compare nel video in funzione di consulente del Parlamento italiano.
Più tardi i russi lo hanno accusato di essere «il braccio destro del presidente, senatore Paolo Guzzanti» con l’incarico di raccogliere materiale compromettente per far contento il suo capo. È falso. Scaramella ha fatto semplicemente il lavoro per cui era stato assunto, e lavorava per una Commissione che comprendeva 40 tra senatori e deputati, e non per un solo membro di essa.
Il lavoro che Scaramella e Litvinenko hanno fatto insieme era chiaramente un lavoro che ledeva gli interessi russi. Litvinenko raccontò al suo amico italiano che da quando aveva cominciato a collaborare con lui per il lavoro in Commissione, suo figlio di sei anni che viveva a Mosca era stato minacciato e molti altri suoi amici erano spariti o erano stati uccisi. Quando nel 2004 Litvinenko fece le sue prime dichiarazioni destinate alla Commissione Mitrokhin, non poteva ancora fare il nome della sua fonte a proposito di Prodi. Ma all’inizio del 2006 poté abolire questa precauzione perché ormai il suo vecchio amico, Anatoly Vasilievich Trofimov, generale del Kgb, era stato assassinato a raffiche di mitra a Mosca insieme alla sua famiglia alcuni mesi prima.
Non c’è dubbio che chi ha pianificato l’operazione Litvinenko a Londra intendeva coinvolgere Scaramella per prendere due piccioni con una fava, uno degli sport preferiti dai russi.
Poi Evgeny Limaryov (o Limarev) un collaboratore Svr/Fsb, preparò un memorandum, come gli era stato ordinato dai suoi capi a Mosca, intitolato «Mario Scaramella/Paolo Guzzanti 2 e Sicurezza 3» con una storia inventata di sana pianta e che aveva lo scopo di terrorizzare Scaramella, proprio mentre questi stava per salire sull’aereo che lo avrebbe portato a Londra per partecipare a una conferenza.
Questo falso messaggio fu mandato a Mario in due parti. La prima il 30 ottobre e la seconda il giorno dopo. Limaryov (o Limarev) raccomandò a Scaramella di non mostrare questa e-mail «all’uomo di Berezovsky», Litvinenko, e di prendere accurate misure di sicurezza.
Com’è ovvio, la prima cosa che Scaramella fece appena giunto a Londra fu chiamare il suo amico e prendere un appuntamento con lui. Mentre Litvinenko stava visitando i suoi ospiti russi al mattino e programmava un nuovo incontro con loro per il pomeriggio del 1° novembre, lui e Mario stabilirono di incontrarsi all’Itsu di Piccadilly. Si videro dunque alle 15, e Litvinenko lesse il documento che Mario aveva ricevuto da Limarev tra una tazza di misoshiro caldo e un piatto di sushi. Il giudizio di Litvinenko su quelle carte fu rapido e secco: «Questa roba è pura merda». Mentre pronunciava queste parole Litvinenko era già stato avvelenato con il Polonio 210, e non soltanto spargeva radioattività ovunque, ma contaminava leggermente il suo amico, che si accomiatò da lui baciandolo sulle guance. I due avevano parlato faccia a faccia per almeno mezz’ora, per cui sarebbe stato impossibile per Mario non inalare le particelle di veleno dall’alito di Alexander.
Nelle due settimane seguenti i media russi accusarono Scaramella di aver avvelenato Litvinenko nel sushi bar di Londra, e dissero che aveva portato a Litvinenko «documenti segreti sull’assassinio di Anna Politkovskaya a Mosca». Tutto questo faceva parte della copertura dei media russi all’operazione dei servizi segreti. Il 25 novembre Scaramella ricevette da Scotland Yard una comunicazione scritta in cui si diceva che era gradita la sua collaborazione con le autorità britanniche nell’inchiesta sulla morte del suo amico Alexander Litvinenko, e che la polizia avrebbe voluto incontrarlo. Mario, che era rientrato in Italia, tornò subito a Londra.
Intanto, pochi giorni dopo l’uscita delle prime notizie su Litvinenko, i giornali russi cominciarono a pubblicare articoli in cui si insinuava che Scaramella fosse probabilmente un agente del Kgb che veniva regolarmente a Mosca e che era stato visto persino alla Lubianka, dove uno dei vicedirettori era probabilmente suo amico. Tutte queste bugie avevano lo scopo di gettare ombre sull’uomo che aveva dedicato dieci anni della sua vita allo studio del programma di protezione dal crimine ambientale, la Eccp, di cui Scaramella era stato segretario generale dal 2000 al 2002. La Ecpp infatti fu fondata nel 1996 da un gruppo di 38 ministri di Paesi delle Nazioni Unite come strumento intergovernativo per adottare misure di protezione per la sicurezza ambientale.
Quindi, quando i media russi accusavano Litvinenko di essere un terrorista e di aver persino preso parte - come ufficiale del Fsb - a operazioni di contrabbando consistenti nel fare uscire dalla Russia materiali radioattivi, attribuivano queste affermazioni a Scaramella, mentre in realtà l’esperto italiano dichiarava esattamente il contrario: Mario ha documentato le informazioni fornite da Litvinenko secondo cui agenti dei servizi russi erano pesantemente coinvolti in operazioni illegali di contrabbando di materiali radioattivi, informazioni ricevute da Litvinenko, il quale raccontava quello che aveva appreso quando era in servizio.
Questi fatti erano di enorme interesse per Scaramella, così come per i suoi colleghi della Eccp. Quindi chi commetteva crimini ambientali - ed erano persone ai vertici della leadership russa, come l’ex ministro Adamov, arrestato in Svizzera su mandato di cattura americano - aveva interesse a far credere che Scaramella non fosse un vero specialista della materia ma un improvvisatore. Il che è falso: la sua abilità nella direzione della Eccp è consistita proprio nel dar vita a una serie di programmi congiunti con università di prim’ordine negli Stati Uniti, Gran Bretagna, Italia, Colombia, presiedendo progetti sponsorizzati dalla Nato e dall’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, diventando uno dei massimi esperti in sicurezza e protezione ambientale. Ma, per varie ragioni, egli si è sempre interessato in modo specifico di penetrazione dello spionaggio sovietico prima e russo poi, specialmente in Italia. Per questo accettò di collaborare con la Commissione Mitrokhin e di allacciare rapporti con chiunque potesse fornirgli aiuto in questo lavoro.
Uno di questi contatti fu il suo vecchio amico Alexander Litvinenko e altri famosi fuorusciti russi che vivono in Gran Bretagna. Scaramella ci ha spiegato di aver agito in modo corretto, e che nonostante nel suo Paese fossero avvenuti cambiamenti profondi nelle strutture di potere era certo di poter provare la sua innocenza. Ci ha detto che viveva in uno Stato democratico europeo e che desiderava tornare in patria per vedere i suoi figli e la sua famiglia e per continuare il suo lavoro. Poche ore prima d’imbarcarsi per Napoli era sorridente e faceva gli auguri agli amici. Scaramella è stato arrestato in aeroporto subito dopo il suo arrivo la notte di Natale. Tutti i suoi computer e i suoi documenti sono stati sequestrati. Il suo telefono e le sue e-mail non rispondono.