Così Correggio «fonde l’aria e la luce col colore»

Nessuno come lui sapeva rendere l’impalpabilità di una nuvola o la morbidezza di un corpo femminile, eppure Antonio Allegri, chiamato Correggio dal luogo di nascita (1489-1534), ha un po’ perso nel tempo quella fama che lo accomunava ad altri grandissimi pittori del Cinquecento, e in particolare a Raffaello e Michelangelo. La mostra monografica della Galleria Borghese «Correggio e l’antico» (da oggi fino al 14 settembre), curata da Anna Coliva, gli rende finalmente giustizia, evidenziando il suo rapporto con Roma, avvenuto probabilmente intorno al 1518, anche se non si hanno prove documentarie di un suo viaggio nella città eterna, perché è da questa data che si riscontra nella sua visione dello spazio e delle forme un cambiamento spiegabile solo con una conoscenza diretta dei capolavori scultorei e pittorici presenti a Roma. La sua arte è legata soprattutto alla città di Parma, che conserva splendide cupole e volte affrescate, che tanto hanno influenzato la pittura barocca, ma la Galleria Borghese possiede la celebre Danae, facente parte della serie degli Amori di Giove, commissionati da Federico II Gonzaga per farne dono a Carlo V in occasione della sua incoronazione a Bologna nel 1530. È proprio attorno a quest’opera che ruota la rassegna romana, la terza delle dieci mostre previste dalla Galleria traendo spunto dai suoi capolavori inamovibili. La tela raffigura l’istante in cui Danae, figlia del re di Argo Acrisio, accoglie nel suo letto Giove, trasformato in pioggia d’oro, con l’aiuto di Amore. Ai piedi del letto, sulla destra, due deliziosi amorini giocano testando la tenuta della punta della freccia amorosa, che rischia di alterarsi al contatto dell’oro. La sensualità di questa scena profana, che tanto piaceva a D’Annunzio, e degli altri temi mitologici presenti in mostra, Giove e Io e il Ganimede del Kunsthistorisches Museum di Vienna, L’educazione di Cupido della National Gallery di Londra, Venere e Cupido addormentati e spiati da un satiro del Louvre, è messa a confronto con una serie di sculture classiche e del Bernini e si contrappone alle tele di soggetto sacro, caratterizzate da una forte intensità delle espressioni e allo stesso tempo da una grazia dolcissima, come quando Gesù Bambino gioca con la Madonna o con San Giovannino. Anche nei soggetti religiosi il rapporto tra Correggio e l’antico è evidente nelle scelte formali e compositive, in particolare nel Noli me tangere del Prado, nella Madonna del latte da Budapest, nel Riposo durante la fuga in Egitto dagli Uffizi, nell’Adorazione dei Magi dalla Pinacoteca di Brera, nel Matrimonio mistico di Santa Caterina dal museo di Capodimonte. Alcuni disegni dimostrano che egli era un buon disegnatore, oltre che ottimo colorista, l’unico secondo il Vasari in grado di fondere l’aria e la luce con il colore.
Orario: dalle 9 alle 19; lunedì chiuso. Prenotazione obbligatoria tel:06.32810.