Così Gallo mette a nudo il Re Sole

Nella poderosa biografia di Max Gallo un ritratto inedito e senza sconti del monarca che segnò la storia della Francia e dell’Europa<br />

Capitoli brevi di quattro o cinque pagine, frasi secche, nello stile di un notiziario televisivo. Un racconto cinematografico che dà spazio quasi solo alle immagini, evitando commenti o analisi. Basterebbe questo a consigliare la lettura di «Re Sole», l’ultima fatica di Max Gallo dedicata al sovrano francese vissuto tra il 1638 e il 1715. Ma i meriti di questo libro vanno anche oltre. Si parla di storia, certo, senza però il tono serioso, supponente e spesso indisponente di tanti studiosi. Si parla di storia ma senza cedere alla tentazione di tirarla per la giacchetta, di piegare i fatti dalla propria parte per giustificare una tesi precostituita. Qui non ci sono interpretazioni o teorie. C’è la storia nuda e cruda. A volte, e questo a qualche lettore potrebbe anche dare fastidio, troppo nuda e troppo cruda. Come per esempio dove Gallo descrive, attraverso le parole della Palatina, cognata di Luigi XIV, i costumi sessuali a corte: “Chi non sopporta gli uomini che amano il loro stesso sesso non troverebbe a corte nemmeno sei persone di suo gusto. Esistono vari tipi di uomini con queste inclinazioni. Vi sono quelli che odiano furiosamente le donne e non riescono ad amare altro che i maschi, e quelli che amano sia gli uomini sia le donne. Altri amano solo i bambini di dieci o undici anni, mentre altri ancora, i più numerosi, prediligono i giovani tra i 17 e i 25 anni. Vi sono poi, in minor numero, i viziosi, che non amano né gli uomini né le donne e si divertono da soli. Infine, alcuni praticano il vizio con tutto quanto capita loro a tiro, uomini o animali che siano…”.

O dove entra nei dettagli più scabrosi e disgustosi dei mali che tormentarono il sovrano a 47 anni. “I medici gli hanno mostrato la tenia, ma è solo una parte dell’intero verme: la testa è ancora nel suo ventre e occorrer quindi purgarlo di nuovo…La piaga del palatonon è più purulenta, anche se resta aperta e Luigi è infastidito dal proprio alito puzzolente. Chiede al primo chirurgo, Felix, perché abbia tanto dolore, tanto bruciore e tanto fastidio all’ano. Felix gli spiega che ha una fistola anale, che è stata originta da un ascesso e gli procura emorragie e una notevole sofferenza”.

Insomma, storia per stomaci forti che poco o nulla a che vedere con quella imparata sui libri di storia. Ma la storia, sembra voler dire Gallo, racconta vite. E le vite, anche quelle dei Grandi, sono fatte di momenti epici e gloriosi come di miserie e infamie. Così, come un regista, anzi un cameraman armato solo di cinepresa e microfono, Gallo si aggira per la stanze di Versailles, di Marly, di Fontaineblue per mostrarci vizi e dissolutezze di una corte debosciata oltre ogni limite ma anche sui campi di battaglia dove Luigi e molti nobili del suo seguito, compreso il fratello smaccatamente bisex, sembrano riscattarsi con un comportamento virile e coraggioso che tocca spesso l’eroismo. E intorno al Re Sole, un lucido, spietato accentratore mosso soprattutto dall’amore per se stesso e le sua gloria, si muovono come oscuri comprimari nobili assetati di potere, funzionari fin troppo servizievoli, dame disposte a tutto pur di compiacerlo, artisti come Molière o Lully che segneranno non solo un’epoca ma la storia dell’umanità.

Sempre con il tono distaccato e disincantato di un entomologo Gallo descrive poi le reazioni di un popolo che passa di colpo, e senza spiegazioni apparenti, dall’entusiasmo alla rabbia nei confronti della famiglia reale. E viceversa. Come altrettanto incomprensibili paiono le decisioni di un sovrano che fin sul letto di morte si dirà convinto di aver agito per il bene della Francia e intanto avrà ordinato a cuor leggero massacri, decimazioni, inasprimenti fiscali. Ecco, forse ciò che manca a questo ponderoso affresco, è un minimo di scavo psicologico dei personaggi e di motivazioni delle loro azioni, che non siano gli istinti più bassi e banali come la sete di gloria, la fama di ricchezza e potere, la paura di una punizione. Più che uomini, quelli descritti da Gallo, sembrano insomma burattini, vittime degli istinti, del caso e della morte. Tutti, compreso il grande Luigi. L’ultimo difetto che ci permettiamo di segnalare è la mancanza di un glossario dei nomi, utile e dilettevole per chi volesse ritrovare a fine lettura fati e misfatti delle decine di personaggi che popolano la scena .

LA SCHEDA: Scorrevolezza: 9, Traduzione: 10. Refusi: 2.
Max Gallo, Re Sole, Mondadori, pagine 606, euro 20