Così Julian Althabe colora di fascino la storia del tango

La cultura del tango con i suoi simboli e le sue vibrazioni fisiche e visive è il tema della mostra personale del pittore argentino Julian Althabe, che si inaugura oggi negli spazi della galleria «Antiquariato europeo» (via Gregorio VII 272-274, fino al 3 maggio)). L’esposizione, intitolata «Tango, abrazos del alma», gli abbracci dell’anima, raccoglie un ciclo di opere tra disegni e dipinti che ripercorrono, attraverso una cifra essenziale ma densa di pathos, i codici visivi e corporei di una tradizione che negli ultimi anni ha attirato migliaia di cultori e appassionati anche in Italia. I temi della pittura di Althabe, figlio d’arte (il padre fu tra i fondatori dello Spazialismo in Argentina) sono quelli della seduzione e della nostalgia, fascino senza tempo che riempie il cuore degli spettatori di una malinconia languida e sensuale. Le emozioni suscitate dal tango, gli eleganti intrecci dei ballerini ma anche le atmosfere rurali e misticheggianti dei gauchos delle pampas argentine, rivivono nell’opera dell’artista che lo scorso maggio inaugurò a Milano la sua prima personale italiana. Quella in cui ci conduce Althabe è un’immersione totale nelle origini del tango e i suoi codici segreti, rivissuti in rappresentazioni pittoriche che spaziano dalla figurazione al simbolismo fino alla quasi astrazione. Nei disegni di Althabe, che è anche esperto ballerino, vengono rappresentati i simboli essenziali di una danza originatasi nelle «case di campo» e poi sviluppatasi nei sobborghi di Buenos Aires: l’intrecciarsi delle gambe, contrapposto alla rigidità del busto, e lo sguardo («mirada») fiero e sensuale che evocano quel desiderio e quella passione quasi selvaggia nata dalla disperata solitudine degli abitanti dei conventillos.