Così la musica ritorna libera

Il declino della musica, scrisse anni fa uno studioso, ebbe inizio all’alba del Novecento, quando Enrico Caruso registrò un emozionante Ridi pagliaccio e il manufatto vendette il primo milione di copie nella storia della musica riprodotta. Quest’indubbio successo avviò il declassamento della musica da arte assoluta a genere merceologico, dunque a oggetto. E l’industria discografica, salvo poche e benemerite eccezioni, portò via via a conseguenze estreme il primato della vendibilità sull’ispirazione. La ricerca di commercialità si fece, gradualmente, così ossessiva da divenire in qualche modo astratta, cozzando non solo contro le ragioni dell’arte, ma contro le stesse attese d’un pubblico meno beota di quanto si supponesse, e quindi sempre più deluso dall’attestarsi della produzione musicale sul livello più basso. Donde la crisi mortale cui è giunta una discografia ormai ridotta agli ultimi rantoli. Molti cantautori sono testimoni dell’odissea cui furono costretti, per imporre sul mercato i valori mal tollerati dell’estro, dell’originalità e dello spessore.
È dunque merito di Internet aver consentito, ad artisti di minore o maggior talento, di raggiungere il pubblico senza la mediazione dell’industria. Consentendo agli appassionati di scoprire voci che, se si fossero affidate al filtro della discografia, al pubblico non sarebbero arrivate, o vi sarebbero arrivate snaturate dal marketing, che punta a livellare tutto secondo la logica delle mode e d’una presuntiva commercialità. Proponendo le proprie creazioni attraverso Internet, l’artista affida direttamente al responso del pubblico il proprio lavoro, ed è il pubblico, democraticamente, a decidere se accoglierlo o rifiutarlo.
C’è poi un aspetto economico, anch’esso legato alla crisi del disco, ed è il prezzo che il compact disc ha assunto sul mercato nostrano, grazie a intese tra le grandi compagnie volte a strozzare le piccole etichette indipendenti. L’esosità dei prezzi costringe gli appassionati di musica - quelli non particolarmente danarosi, e i giovani raramente lo sono - ad acquisti assai sporadici. «Scaricare» da Internet costa poco o spesso niente, e la musica può così diventare un bene di tutti.