Così il Papa aiuta l’islam a vincere i fondamentalisti

Gianni Baget Bozzo

Il Papa ha pregato in una moschea, ha pregato il suo Dio che è Dio Gesù Cristo ma l’ha fatto in un luogo che è il luogo della preghiera islamica. Non è stata certo la comunicazione nella preghiera una unità con la preghiera dei musulmani che è rivolta a un Dio che non è il Padre di Gesù Cristo. Del resto il cardinale Ratzinger aveva partecipato al secondo colloquio di Assisi che sembrava però non approvare di cuore. Ma allora il punto delicato era appunto la pluralità di preghiere nel medesimo luogo. Quello poteva creare il pericolo di quella che nel diritto canonico si chiama comunicazione delle cose sacre e che è vietata ai cattolici perché conduce al sincretismo religioso e alla confusione delle lingue. Il rischio di Assisi stava appunto nel fatto del tipo di comunicazione che si creava nelle cose sacre come se il Dio che tutti adoravano fosse lo stesso Dio per tutti e come se Gesù Cristo non fosse per i cattolici l’unica via di salvezza. La preghiera del Papa è una preghiera personale. Per cosa ha pregato Papa Ratzinger? Per la conversione dei musulmani? Non è nell’orizzonte del possibile se la pensiamo riferita al Cristianesimo. Avrà pregato perché si rivolgano alle vie di pace, quello che viene continuamente invocato nei suoi discorsi in Turchia. Non si può quindi accusare di aver cambiato posizione perché un uomo solo prega il suo Dio. Ma del resto capisco il fascino di pregare in una moschea, in un luogo in cui certamente si adora un Dio che non è padre di Gesù Cristo ma è sempre il Dio della rivelazione biblica, ma interamente separato dall’inclinazione verso l’uomo sino all’Incarnazione, che è il modo in cui il Dio di Israele è poi diventato il Dio cristiano. Nella moschea si sente il fascino della adorazione, quello che manca tanto al nostro comune sentire cristiano, dopo che la tempesta della secolarizzazione ha invaso i sentimenti comuni e la liturgia è diventata spesso una festa comunitaria. Ratzinger è capace di sentire il fascino di una comunità adorante. Si può però domandare al Papa: che cosa penseranno i cristiani che in nome di Maometto sono perseguitati e uccisi? Il sangue dei martiri non ispira la vendetta. Non so cosa penseranno i cristiani in Pakistan, dove un vescovo si è ucciso per portare l’accento sulla persecuzione dei cristiani messi a morte perché su indicazione di un musulmano erano accusati di aver bestemmiato il Profeta, cioè Maometto. Ma anche la speranza di quei cristiani è che nell’Islam prevalgano pensieri diversi dal fondamentalismo che oggi è prevalente in tante menti del mondo islamico, specie singolarmente nel mondo islamico in Occidente, in Europa.
Certo Benedetto XVI non è il cardinale Ratzinger ma non è affatto in contraddizione con esso. Il Papa ha la responsabilità della pace ed egualmente della libertà. Conciliare queste due cose non è sempre facile ma non è impossibile. E Papa Benedetto è un uomo che può farlo e lo ha dimostrato. Al Qaida lo condanna ma il suo viaggio in Turchia è stato un atto di pace e di amore. Diciamo pure, che non guasta: anche un successo politico.
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