Così un ragazzo di (in)successo diventò per caso un fenomeno

Voce acerba e chitarra grezza. La futura star Elvis Presley era snobbata da tutti. In un cofanetto i primi passi pop del re del rock

Tra i suoi preferiti c'era lo Statesmen Quartet, un gruppo gospel dai vestiti sgargianti che cantava e si agitava correndo sul palco. Quelle canzoni e quelle evoluzioni piacevano da matti al giovane Elvis Presley che, superando la naturale timidezza, girava armato di chitarra e non perdeva occasione di cantare e suonare. La voce tenorile era acerba, la chitarra grezza ma lui interpretava alle ragazze brani come My Happiness (che poi fu la sua prima incisione in assoluto) e i successi di star dei B movies come It Wouldn't Be the Same (Without You) e I'll Never Let You Go di Jimmy Wakely. Questi brani pop, nella versione del futuro re del rock'n'roll, si possono ora ascoltare nella versione originale - quella che Elvis pagò di tasca sua per incidere i cosiddetti «acetati» - nel triplo cofanetto Elvis Presley. A Boy From Tupelo. The Complete 1953-1955 Recordings, arricchito da una documentazione fotografica e bibliografica.

Erano i primi passi nel mondo della musica di Elvis, e i risultati non erano poi tanto incoraggianti. Però qualcosa cominciava a muoversi... Il 9 aprile del '53 Elvis partecipò a un talent show (sì, esistevano già all'epoca) nell'auditorium della Humes High School. Sul programma c'era scritto «il chitarrista Elvis Prestly» e l'esibizione non andò male. «Non ero popolare a scuola - ricordava di quell'evento Elvis - non avevo mai appuntamenti con le ragazze. Poi ho partecipato a quel talent e ho suonato la prima canzone, Till I Waltz Again With You di Teresa Brewer. È stupefacente quanto sono diventato popolare da quel momento in poi». Popolare tra i ragazzini, non presso il resto del pubblico. Elvis ci provava con la gloriosa etichetta Sun Records di Sam Phillips, ma la sua musica non aveva ancora personalità: era pop melodica e venata di country come ce n'era tanta, e migliore, in giro... Per questo pagò 3.98 dollari per registrare il suo disco, che conteneva My Happiness (un successo da classifica che nel 1948 era stato inciso da quattro artisti differenti) e That's When Your Heartaches Begin, hit degli Ink Spots del 1940. La leggenda racconta che Elvis incise il disco come regalo per il compleanno della mamma, ed è vero... ma in realtà era l'ennesimo tentativo per farsi notare da Phillips, cui aveva lasciato il suo indirizzo e il suo recapito. Infatti qualche mese dopo, nel gennaio '54, Presley «pagò» il suo secondo disco, stavolta un successo recente come I'll Never Stand In Your Way di Joni James e It Wouldn't Be the Same (Without You) del già citato Wakely. Come potete ascoltare nel cofanetto, si tratta di ballate melodiche e melense per voce e chitarra.

Il sogno di Elvis era diventare un cantante, e le sue speranze erano affidate a Marion Keisker, fedele segretaria di Phillips, che lo incoraggiava. Elvis provò a fare la voce solista per i Songfellows (una costola dei Blackwood Brothers) ma fu subito allontanato. Elvis raccontò in seguito che i Songfellows gli dissero perentoriamente: «Non puoi cantare». Ma in realtà furono molto più gentili e gli comunicarono che la sua voce non era ancora matura. Tentò anche con la band di Eddie Bond allo Hi-Hat Club di Memphis, ma il proprietario del locale lo invitò a non presentarsi più. Insomma il giovane collezionò una bella serie di delusioni, ma il suo destino stava per legarsi indissolubilmente con quello di Sam Phillips, l'uomo che avrebbe lanciato anche Johnny Cash, Carl Perkins e tanti maestri del blues. Successe che Phillips ricevette un demo da Nashville, dal produttore di successi Red Wortham... Un'altra ballata melodica, in cui però Phillips sentì quel certo non so che... Poiché non riuscì a identificare il cantante, decise di mettere alla prova Elvis facendogli incidere quel brano, intitolato Without You.

Elvis cominciò ad esibirsi un po' ovunque nella zona di Memphis, ma Phillips non aveva ancora deciso cosa farne. Parlò di lui con il chitarrista degli Starlite Wranglers, Scotty Moore, che voleva entrare nel business discografico, e gli diede il numero di telefono del ragazzo.

Scotty Moore, uno dei più apprezzati chitarristi della storia, invitò Elvis a casa sua domenica 4 luglio 1954, per presentargli il contrabbassista Bill Black. Elvis si presentò indossando un abito rosa pallido e fece sentire ciò che sapeva fare, e Moore commentò: «Suonava solo brani lenti, nulla di veloce. Ok ha una bella voce, è un buon cantante, se si trova il materiale giusto!». Da qui la storia si confonde con la leggenda e con il fato. Elvis, Scotty e Bill si presentarono in studio alla Sun Records e cominciarono a suonare un repertorio country basato sulle canzoni di Eddy Arnold e Hank Snow e brani come Harbor Lights (incluso nel cofanetto) di Sammy kaye. Poi in una pausa Elvis cominciò a fare il matto e ad agitarsi eseguendo That's All Right del bluesman Arthur «Big Boy» Crudup. Gli altri due gli andarono dietro in una sarabanda infernale e Sam Phillips disse: «Cosa state facendo?». «Non lo sappiamo», risposero i tre. «Bene, cercate di rifarlo immediatamente», disse Phillips, che si domandava come chiamare quella musica.

Commenti

manfredog

Dom, 06/08/2017 - 12:14

..forza del ruolo e dell'immagine (e di qualcos'altro..), che il più delle volte batte alla grande veri talenti e sacrifici di una vita. Comunque credo che, a meno che non si sia un mediocre, non ne vale la pena; il talento ed il sacrificio, anche se male ricompensati, danno alla vita quel sentimento, quell'emozione e quel 'sapore' così unici che nessuna immagine, ruolo o furbizia (o altro..) potrà mai dare. mg.

agosvac

Dom, 06/08/2017 - 15:47

Nascita di un mito! Ma lo era veramente?????

KatiaTcb

Dom, 06/08/2017 - 18:30

Agosvac....ma sai chi è Elvis Presley? Se non lo sai non dico di studiare la sua storia, ma ascolta semplicemente la sua musica...poi mi dirai( e così eviti di mettere tanti punti interrogativi) Cavolo, sono passati 40 maledetti anni! 40 sonorisissimi pugni nello stomaco! Elvis ti colorava semplicemente la vita. Artista unico ed irripetibile. Il Re indiscusso di tutta la Musica Moderna. Interprete grandioso. Elvis è senza dubbio il migliore. Con lui non si teme di essere imprigionati nel passato...ma di godere di una buona musica e di vivere intensamente grandi emozioni. Io credo che Elvis è uno dei doni più grandi che Dio potesse farci, senza di lui sarebbe stato tutto incredibilmente noioso e spento. Grazie a Dio e grazie ad Elvis!

KatiaTcb

Dom, 06/08/2017 - 18:47

Comunque il titolo dell'articolo fa pena. Capisco il gioco di parole in-successo...ma "per caso".... Elvis aveva un grandioso talento che mai avrebbe potuto passare inosservato. Il fatto di insistere gli fa solo onore. Ma lui non è stato un fenomeno per caso. Un geniale e grandioso Artista. Lui è il Re. Vai a fare 1 miliardo e mezzo di telespettatori nel mondo con il primo concerto via satellite della storia...tanto per citare un dei tanti aneddoti...che guarda caso molti giornalisti non ricordano mai...Negli articoli Elvis viene descritto come un pivellino semi ixxxxxxxe...ma perché, mi chiedo? In questa fottutissima Italia proprio non si riesce a comprendere in toto un Artista come Elvis!

KatiaTcb

Dom, 06/08/2017 - 22:10

Che delusione! Non pensavo che il Giornale fosse come un qualsiasi quotidiano di sinistra....ho scritto due post e nessuno dei due è stato pubblicato!!! Anche voi come quelli di sinistra non date libertà di pensiero! A quanto pare Elvis a voi non piace. Invece a me piace eccome! Elvis è una forza della natura! E' energia allo stato puro! Mi ha cambiato la vita. Elvis è l'emblema della VERITA'! Artista puro e vero. Il più grande interprete della Musica. Elvis è il Re, unico e irraggiungibile!Chi si meraviglia di quanto ho scritto è solo perché non lo conosce e non sa nulla di lui. Per agosvac: certo che Elvis è un mito. Sturati le orecchie e comincia ad ascoltarlo!