Così la sonda elettronica ha «trovato» il Lupercale

Il Palatino è indubbiamente uno dei luoghi più importanti nella topografia di Roma antica. Qui sono infatti le più antiche vestigia dell’occupazione umana del sito (capanne di Romolo), i resti degli edifici sacri di epoca arcaica e alto-repubblicana, i templi della Vittoria e di Cibele, la residenza di Augusto con il tempio di Apollo Palatino, e infine i grandi corpi di fabbrica innalzati nel corso dell’età imperiale. Essendo di assoluta rilevanza per la ricostruzione delle vicende storiche, politiche, sacrali e istituzionali della città, il colle è da tempo oggetto di un ricco programma di interventi di recupero. I lavori, quasi ultimati, sono consistiti essenzialmente in opere di consolidamento di nuclei murari disgregati e degli elementi tufacei e in interventi di restauro e consolidamento di superfici affrescate e musive. Entro il febbraio 2008 sarà aperto al pubblico il settore più rappresentativo del complesso, tra cui il famoso studiolo di Augusto. Ma il restauro è andato molto al di là del suo scopo, in quanto ha riservato una straordinaria sorpresa: l’identificazione di un luogo sacro legato al mito della fondazione di Roma, il Lupercale, ovvero la grotta dove Romolo e Remo sarebbero stati allattati da una lupa. Ne ha dato l'annuncio qualche settimana fa il soprintendente archeologico Angelo Bottini. Nel corso di un’esplorazione nella parte del colle che guarda verso il Circo Massimo, e più esattamente sotto il portico delle Danaidi, dove Augusto aveva la sua biblioteca, una sonda ha rilevato a circa 17 m di profondità la presenza di un ambiente sotterraneo a pianta circolare, di 6 m di diametro e 7,5 di altezza. Grazie a un laser scanner inserito sulla sonda è stato possibile vedere la decorazione a mosaico della volta cassettonata, e in particolare il motivo di un’aquila bianca. L’ambiente sotterraneo sembra corrispondere a quello descritto nel 1526 dall’umanista Bartolomeo Marliano, del quale si erano perse le tracce. C’è una ragionevole certezza che si tratti del Lupercale, non come doveva essere in origine, ma nel suo riadattamento all’epoca di Augusto, ovvero con una decorazione parietale con conchiglie e pomici tipica dei ninfei e una volta musiva come copertura. C’è da credere che Augusto, nel costruire la sua dimora sul Palatino, l’abbia collocata proprio a ridosso di uno dei luoghi più sacri della mitologia romana, quasi a ribadire una seconda fondazione della città da parte sua. Ovviamente non sarà facile rendere accessibile il luogo; bisognerà procedere con cautela con uno scavo che coinvolgerà in parte le strutture del tempio di Apollo e che forse riserverà altre sorprese.