Così è stato «cristianizzato» il Lupercale

Il recente ritrovamento al Palatino di un ninfeo identificato con la grotta del Lupercale ha portato alla ribalta tutti quei miti e riti che sono all’origine di Roma e che in parte sono stati trasformati dal Cristianesimo. Secondo Andrea Carandini, il primo Natale sarebbe stato celebrato nella chiesa di Sant’Anastasia, nei pressi del Lupercale, e quindi ci sarebbe stata una mutuazione tra il luogo dell’allattamento di Romolo e Remo e quello della nascita di Gesù, che avrebbe portato alla tradizione del presepe. Sempre nella grotta dei mitici gemelli si svolgeva a metà febbraio la festa dei Lupercali, che sarebbe stata poi sostituita dalla Candelora, fissata al 2 febbraio. Questa ricorrenza, che celebra la presentazione di Gesù Bambino al Tempio, fu detta «delle candele», perché caratterizzata dalla benedizione dei ceri che i fedeli portavano in processione come simbolo della purificazione di Maria dopo il parto. Secondo il Venerabile Veda fu papa Gelasio I (492-496) a istituirla proprio per contrastare i riti pagani dedicati all’arrivo dell’anno nuovo. Non a caso febbraio, che era l’ultimo mese dell’anno, derivava il suo nome dal verbo februare (purificare). Momento culminante dei Lupercali era quello in cui i sacerdoti sacrificavano un capro nella grotta di Romolo e Remo. Quindi tagliavano la pelle caprina in piccole strisce per farne delle fruste con le quali, correndo intorno al Palatino, colpivano le donne, in una sorta di purificazione simbolica che garantiva loro la fertilità. Alla base potrebbe esserci una leggenda, raccontata da Ovidio, secondo cui le donne sabine, dopo essere state rapite dai Romani per farne le loro spose, fossero divenute per lo più sterili. La dea Giunone, interpellata in un bosco a lei consacrato, fece conoscere il suo volere: «Un sacro capro si congiunga con le mogli latine». Un indovino etrusco risolse lo sconcertante enigma, immolando un capro e colpendo con la sua pelle il dorso delle giovani spose. La festa, dal carattere così pastorale, doveva essere inizialmente in relazione con il dio dei boschi Fauno, adorato sul Palatino e simboleggiato dal capro. In un secondo tempo venne aggiunto dai Sabini il lupo, che simboleggiava un dio infero purificatore, nella figura dei celebranti, detti Luperci (lupi-capri). Negli stessi giorni veniva ricordata Giunone februata (purificata) con una fiaccolata processionale. Al tempo di papa Gelasio sarebbe stata chiusa la grotta del Lupercale e «cristianizzata» la fiaccolata. Quanto ai ceri, ancora oggi vengono benedetti in ogni chiesa e distribuiti ai fedeli.