Così la vergogna delle foibe sopravvive all’oblio marxista

Marx voleva cambiare la storia futura secondo i suoi desideri e, per raggiungere l’obiettivo, creò una filosofia della storia che, mediante la lotta di classe, metteva tutte le cose in ordine come voleva lui. I marxisti hanno fatto la stessa operazione nei vari settori in cui hanno lavorato: politica, storia, filosofia, letteratura, sociologia. La storia delle foibe è esemplare. Per cinquant’anni, come ha detto giustamente il sindaco di Trieste Roberto Dipiazza, i governi del nostro paese hanno dimenticato gli esuli. Il dramma delle foibe e degli istriani e dalmati è stato cancellato perché non trovava spazio nella storia italiana dal 1945 in poi secondo il modello della storiografia marxista che egemonizzò istituzioni, scuole, giornali. Fu cancellato non solo il fatto - le «fosse di Tito» e l’esodo degli italiani - ma anche la sua memoria.
Se cambiamo materia e passiamo dalla storia alla storia della filosofia le cose non cambiano. La Bompiani ha pubblicato «la prima e unica traduzione integrale a livello nazionale e internazionale» della classica raccolta dei frammenti dei Presocratici realizzata al principio del XX secolo da Hermann Diels e Walther Kranz. A curare per l’Italia i frammenti di Parmenide, Eraclito, Pitagora, Anassimandro, Anassimene e i tantissimi altri filosofi che sono, come disse Jean-Paul Dumont, «la memoria della nostra civiltà occidentale», è Giovanni Reale che ha fornito questa «traduzione integrale» proprio per riparare alla «manomissione del sapere filosofico», come ha detto lo stesso Reale ad Armando Torno, operata dai marxisti. Fatto, questo, in sé curioso perché da circa quarant’anni esiste in Italia una traduzione del Diels-Kranz edita da Laterza e curata da Gabriele Giannantoni, un signor filologo. Eppure, proprio questa traduzione, che è ritenuta completa, completa non lo è affatto. Molte sono le omissioni e sono trascurati i problemi filosofici, mentre ci si sofferma su cose non essenziali. Perché? Perché la filosofia italiana, dal secondo dopoguerra, nelle università è stata come sequestrata «da una precisa concezione politica che cercava di svuotare i veri significati delle idee, soprattutto di quelle forti».
Lo schema, come si vede, è sempre il medesimo, sia che si tratti di storia sia che si tratti di filosofia: bisogna tener conto di ciò che serve all’ideologia, mentre ciò che è di ostacolo e non rientra nei ranghi va cancellato o espunto. Una vera e propria «tecnica della manipolazione» che, alla lettera, cambia le carte in tavola: si nascondono documenti, si rimuovono fatti, si ritoccano fotografie. Oggi questa cosa può anche far sorridere, ma se si pensa che il marxismo è stato presentato come una scienza, anzi, l’unica vera scienza (il socialismo era «scientifico» per definizione) si capisce come il Novecento sia stato non solo il secolo delle idee assassine, ma anche il secolo delle idee menzognere.
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