Costantino Brancoveanu

Nel suo libro A morte in nome di Allah (Piemme) Camille Eid ci ricorda che la guerra russo-turca del 1877-78 fu provocata dai massacri di cristiani in Bulgaria a opera dei turchi. Nella vicina Romania, il principe Costantino Brancoveanu aveva regnato fino al 1714 sulla Valacchia versando l’obbligatorio tributo ai turchi. Ma in quell’anno fu accusato di intrattenere relazioni con le potenze europee ostili all'impero ottomano e deposto. Venne arrestato e condotto a Istanbul insieme a tutta la sua famiglia. Seguirono mesi di pressioni e torture per convincere lui e i suoi quattro figli a convertirsi all'islam. Poiché si rifiutavano, il 15 agosto i cinque vennero trascinati in catene per le strade della capitale ottomana e condotti al luogo dell'esecuzione. Furono tutti decapitati. I loro corpi furono gettati nel Bosforo. Alcuni cristiani, segretamente, riuscirono a recuperarli ma solo nel 1720 li si poté riportare a Bucarest. Il principe e i suoi figli sono stati canonizzati nel 1992 come martiri dalla Chiesa romena. Nello stesso giorno, nel 1631, a Mombasa (oggi in Kenya) quasi trecento cristiani (anche donne e bambini) erano stati massacrati per gli stessi motivi. I più erano portoghesi. Quattrocento neri cristiani furono fatti schiavi. In nome del viceré portoghese di Goa regnava sulla città Yusuf al-Hasan Chingulia, battezzato col nome di Gerolamo. Questi, pressato dai suoi sudditi musulmani, aveva deciso di tornare all’islam e di fare piazza pulita dei cristiani. Chi non si convertiva all’islam veniva ucciso. Solo un portoghese accettò. Degli altri già sappiamo.