Costi bassi, dieta sbagliata

Il 35 per cento degli abitanti del Lazio è in sovrappeso, il 9 per cento è obeso

«Prova costume» a rischio per molti romani: il caro-vita è arrivato anche sulle tavole, cambiando menù e diete. Stare attenti alle tasche rende più difficile tenere d’occhio il peso. E, in taluni casi, la salute. Secondo le ultime rilevazioni effettuate dall’Istat, la spesa diventa sempre più frugale per quantità e costi. Ma la «frugalità» non si accompagna necessariamente a uno stile vita di sano. Mangiare «male», ossia cibi più grassi e meno salutari, in molti casi, costa meno. È facile, quindi, che alcuni prodotti vengano sostituiti da cibi più economici e proposte da fast food. A offrire una panoramica sugli acquisti alimentari è un’indagine nazionale di Coldiretti-Swg, che - spiega il responsabile Coldiretti della ricerca, Paolo Falcioni - «ha in Roma la sua città-simbolo, per l’alto numero di persone che vi abitano e la loro varietà». La Capitale diventa metro di come il cambiamento delle abitudini sia legato al taglio delle spese e non a un semplice mutamento di gusti. A fronte di tradizioni culinarie diverse, il caro-vita porta a uniformare tavola e spesa. Accostando le ricerche Istat e Coldiretti si ha un profilo della nuova dieta. I tagli più consistenti riguardano pesce, con cali del 47 per cento, e carne, il cui acquisto è diminuito di più del 45 per cento. Superiori al 40 per cento i ribassi registrati da frutta e verdura. Intorno al 38 per cento quelli che interessano la pasta e al 33 quelli sul pane. I dati riguardano la spesa effettuata nel 2007 e le stime sui primi sei mesi dell’anno in corso non sono migliori. Per la Cia-Confederazione Italiana Agricoltori si è avuto un ulteriore calo di più del 2 per cento nei consumi alimentari, che ha colpito principalmente ortaggi, olio d’oliva, derivati di cereali e carni bovine. Alle ridotte disponibilità finanziarie si abbina il sempre minor tempo che si ha a disposizione per mettersi ai fornelli, che spiega il perché della presenza nei carrelli di prodotti precotti e surgelati. E, nelle pause-pranzo, delle file ai fast food, che consentono di mangiare un panino con hamburger a 1 euro.
«Una dieta basata solo sui costi dei prodotti e non sulla necessità di variare gli alimenti - dice Sabrina Coen, responsabile per il Lazio dell’Associazione Nazionale Dietisti - è sicuramente sbagliata. Seguendola è più facile ingrassare, perché non si può prestare attenzione alle componenti nutrizionali degli alimenti. In questo periodo, si registra una tendenza all’obesità, dovuta all’apprendimento del modello alimentare americano». Secondo i dati dell’ultimo Obesity Day, il 44 per cento degli abitanti del Lazio ha un rapporto conflittuale con la bilancia, il 35 è in sovrappeso e il 9 obeso. «Non è detto, però - prosegue la dottoressa - che tutti i tagli abbiano conseguenze negative. La maggior parte della gente ritiene che la dieta sana sia quella iper-proteica. Non è vero. La riduzione del consumo di carne può avere effetti salutari. A patto che sia bilanciata. La carne rossa può essere sostituita con quella bianca, senza grandi perdite, se non in termini di ferro. Non si possono eliminare frutta e verdura, l’organismo perderebbe proteine, antiossidanti, vitamine e fibre, che fanno assorbire meno colesterolo, saziano e aiutano a prevenire i tumori. Eliminando il pesce dalla tavola si perderebbero grassi polinsaturi, omega 3, minerali e fosforo». Una dieta equilibrata dovrebbe prevedere 50 per cento di carboidrati, 20 di proteine, e 30 di grassi. «Mangiare sano spendendo poco è possibile - conclude - Basta privilegiare piatti unici come le insalate di pasta fredda, magari con pomodorini e mozzarella».