Courmayeur, è da brividi il gusto raffinato ad alta quota

Dalla nuova «Langosteria» allo SkiBox sulle piste per uno «snow food» di classe

Maurizio Bertera

Intramontabile è un aggettivo che si addice a Courmayeur, posto bellissimo, ai piedi della montagna più alta d'Italia e d'Europa il Monte Bianco dove i villaggi tradizionali che sembrano usciti dalle fiabe si alternano con moderni hotel e la spettacolare SkyWay che dai 1300 metri della stazione nel comune valdostano arriva a Punta Helbronner (3.466 metri!).

Negli ultimi anni, anche l'aggettivo «golosa» calza a pennello per la cittadina, visto che su una routine fatta da banali ristoranti in hotel, qualche locale tipico e pochi veramente validi, si è creata una valanga di novità. Non tutte esemplari, ma il salto di qualità generale c'è stato al punto che dal 26 al 28 gennaio, ci sarà Taste of Courmayeur: festival degli chef in alta quota, organizzato sul modello di quelli a Milano e Roma e che sarà ospitato dal Mountain Sport Center. Quindi piatti d'autore, scuola di cucina, degustazioni di tè e vini, dj set Invece a marzo (20-23) ci sarà nuovamente la Mountain Gourmet Ski Experience, nata dalla passione di Heston Blumenthal - uno dei più famosi cuochi britannici, talento e creatività pura per le Alpi: come nelle stagioni precedenti, coinvolgerà colleghi importanti nel preparare cene sorprendenti tra cui quella nel rifugio per eccellenza del comprensorio ossia La Chaumière, bistrot e ristorante dove si mangia bene anche senza chef di grido.

In ogni caso è evidente la voglia di mangiare e bere cose buone, dopo una sciata e guardando il panorama innevato: non a caso, due delle novità stagionali sono SkiBox e Langosteria Fish Bar. Il primo, ricavato. nell'ex Rifugio Cantuccio è un originale concept dove produttori e chef emergenti si incontrano per offrire uno «snow food» di classe di gusto, preparato su apecar e chioschetti: kebab vegano, hamburger gourmet, coni di fritto misto, pizze napoletane e via così. Il secondo nasce dall'idea del bravo patron Enrico Bonocore di portare i classici della casa (plateau royal, king crab alla catalana, ceviche di ricciola e gamberi rossi) sulla terrazza spaziale del Super G Mountain Lodge, davanti a Plan Chécrouit. Il punto di riferimento per la clientela gourmet resta lo stellato Petit Royal, all'interno del Grand Hotel Royal e Golf, che da un paio di mesi è guidato dal torinese Paolo Griffa, uno dei futuri campioni della cucina italiana. Altre mete? Piace molto per la «cuisine de montagne» il Dandelion, gestito da tre amici che propongono piatti (quasi) sempre a km zero e stagionali.

Valido anche l'Armadillo Vino Vivo, wine bar con tante etichette, tapas locali e buona musica. Chi ama la cucina valdostana integralista si siede volentieri alla Baita Ermitage mentre nella centralissima via Roma quello dello struscio in stile vanziniano c'è un'eccellente osteria in stile rustico-elegante, Le Cadran Solaire che propone ricette del territorio come divagazioni gustose: dalla polenta concia all'agnello con il curry. L'ampia colonia milanese ha avuto il merito (non tutti saranno d'accordo) di aver aperto Courmayeur alla buona cucina etnica. Per esempio c'è un «localino» giapponese, il Sushiball che prepara dei roll eccezionali ed è stato premiato dal Gambero Rosso come top nella Valle. Ed è arrivata la filiale del Canteen (nello Shatush Hotel), ristorante messicano con aperitivo e sunday brunch che più meneghino non si può. Siamo pur sempre a «Courma», che diamine.