Il cowboy stellare in orbita a ritmo rock

Robinson è il leader di una banda musicale composta da tecnici della Nasa. A bordo ha portato chitarra e il cestino di quando andava all’asilo

Nino Materi

Non abbiamo il piacere di conoscere Steve Robinson, ma ci è simpatico lo stesso. È lui l’uomo del giorno, anzi il cosmonauta dell’anno: un personaggio lontano (è proprio il caso di dirlo) anni luce dall’immagine dell’astromeccanico superspecializzato, capace - in quattro e quattr’otto - di riparare lo Shuttle così come un apprendista di officina saprebbe aggiustare il motore di un’ansimante utilitaria.
Grazie alla sua impresa «Mister Robinson» è riuscito così a scavalcare il suo popolare omonimo entrato nella storia della musica grazie alla celebre canzone di Simon & Garfunkel. Negli Usa Stephen è stato subito ribattezzato «Space cowboy» per la sua passione per i rodei che, prima di svolgersi tra le stelle, erano iniziati nel suo ranch di famiglia. La stampa statunitense sta sfornando su di lui un’ampia biografia che ne squaderna vita, morte (toccando ferro) e miracoli; miracoli come l’intervento d’emergenza eseguito ieri per fare il tagliando al Discovery sinistrato.
Giornali e tv americani martellano senza sosta, «svelando» al mondo tutte le passioni segrete dell’astronauta incaricato di salvare la faccia a una missione Nasa che assomiglia sempre più alla trama del film L’aereo più pazzo del mondo. E allora vediamoli questi insospettabili hobby con cui Robinson divide la passione per i voli fuori dalla nostra atmosfera: la musica rock, innanzitutto. Tanto che è stato lui stesso ad affermare che «la prima cosa che farà non appena tornato a Terra (e noi glielo auguriamo di tutto cuore ndr), sarà impugnare l'amata chitarra con la quale guida i “Max Q”, la band rock formata da astronauti e tecnici della Nasa».
Ma in attesa di scaricare la tensione sulle corde metalliche, le dita di Steve Robinson hanno dovuto muoversi con estrema cautela sulla pancia dello shuttle, per la prima operazione di riparazione spaziale mai eseguita nell'area delle piastrelle protettive, il tallone d'Achille delle navette. La Nasa per la missione più delicata della sua storia non ha avuto dubbi: la scelta è caduta sul più irruento e folkloristico tra i sette membri dell'equipaggio. Californiano, 49 anni, single con in tasca una laurea in ingegneria meccanica presa a Stanford, Steve è un amante del volo fin da quando era un ragazzino.
«A 13 anni - garantiscono i suoi biografi più o meno ufficiali - aveva già costruito la sua prima macchina volante, un aliante con il quale si lanciava dalle montagne californiane. Per il suo quattordicesimo compleanno, il giovane Steve costrinse i genitori a pagargli lezioni di volo, che esaurì in un paio di settimane, per tornare poi ad alianti e parapendio».
E poi: «Quando gli hanno chiesto, prima del lancio della Discovery, se non gli sembrava un po’ folle farsi mandare nello spazio dentro una navetta vecchia di 21 anni, composta di 2 milioni e mezzo di pezzi e rimasta una delle ultime dopo le esplosioni di Challenger e Columbia, Robinson ha sorriso; “Folle? Le vere follie le facevo quando mi lanciavo da ragazzo dalle montagne”». Chi lo conosce bene, assicura che Robinson è un po’ «l'animatore» dell'equipaggio della Discovery. Un esempio per tutti: «La mattina del lancio, a colazione, ha fatto indossare a tutti gli altri una camicia hawaiana e si è messo a suonare la chitarra per scaricare i nervi del team»; inoltre a bordo dello shuttle ha portato «magliette da teen-ager e il suo cestino del pranzo dei tempi della scuola, con sopra il disegno di un esploratore spaziale».
L'astronauta californiano è noto tra i colleghi anche per gli interrogativi «scientifici» che propone agli esperti della Nasa, del tipo: «Si può suonare la chitarra durante una passeggiata spaziale? Perchè è impossibile fischiettare quando indossi la tuta spaziale?». Beato lui che, con lo Shuttle che perde i pezzi, ha ancora voglia di suonare e fischiare.