La cravatta in 17 sfumature di nodi

È un'arte, addirittura qualcuno la definisce una scienza... Di certo è un dettaglio immancabile di eleganza pur essendo un accessorio inutile. Eppure da sola rivela molto del carattere e della personalità di chi la indossa

«Una cravatta ben annodata è il primo passo serio nella vita», diceva Oscar Wilde. Non solo fantasie, colori, materiali (che spaziano dalla seta più sofisticata di Charles Hill e del nostro Marinella al più puro cashmere) ma soprattutto dimensioni, volumi, forme caratterizzano quell'accessorio che si trasforma nell'oggetto più raffinato del guardaroba maschile.

La cravatta prende vita, si anima, si personalizza con il nodo, che diventa un'opera d'arte. Per questo i fisici Thomas Fink e Yong Mao le hanno dedicato il volume 85 modi di annodare la cravatta e la rivista Arbiter ha selezionato i più belli e significativi nel libretto I nodi dell'essere. 17 variazioni sul tema cravatta a cura di Giancarlo Maresca (guarda la gallery). Il nodo è una scienza ed è soprattutto espressione del carattere e della personalità di chi lo porta. Uno dei maggiori simboli dell'eleganza «cravattiera» (ma anche dell'eleganza in generale) è stato Clark Gable, così come da noi lo è stato Gianni Agnelli, «un uomo pieno di difetti - ci racconta Maresca - ma che si è riscattato col suo immenso gusto».

«La cravatta ha il vantaggio e lo svantaggio di essere assolutamente inutile - prosegue Maresca, studioso di costume e di estetica classica - quindi se voglio dire qualcosa tanto vale saperla dire. L'abbigliamento maschile tra i linguaggi non verbali è il più completo ed è formato da tre occhi: la camicia rappresenta la cornea; la giacca le palpebre e la cravatta è l'iride, ovvero la nota di colore e di stupore». Bisogna stare attenti ai tre principi classici dell'abbigliamento maschile: luminosità, peso, colore e tener conto di alcuni elementi fondamentali. «La cravatta di Marinella con microdisegni inglesi è adatta ai tessuti pettinati per la città. Un nodo Windsor, o Scappino, sotto un blaze o una giacca spezzata è una schifezza». Bisogna stare attenti a ciò che si vuol comunicare, posto che essere eleganti significa «desiderabilità, o proporre un sistema che gli altri vorrebbero imitare».

I nodi parlano. Quelli grandi sembrano voler esprimere forza fisica e dominio sugli altri, come dimostravano quelli (su cravatte chiassose) dei grandi gangster americani del periodo del Proibizionismo; quelli piccoli sembrano indicare modestia, curiosità, voglia di osservare. I nodi tesi e stretti simbolizzano le persone che sentono «gli imperativi categorici della morale» o della propria posizione sociale: l'esempio più significativo è quello dei nodi stretti, «a ferro di cavallo», del principe Carlo. Insomma fare il nodo alla cravatta (nonostante avere un piccolo cappio attorno al collo possa sembrare inquietante) è un gesto creativo e determina la personalità del singolo. Il nodo più usato e conosciuto ai nostri giorni è il «Tiro a quattro», sottile e affusolato, che si adegua a tutti i tipi di cravatte e a tutti i colli di camicia. Prende il nome - probabilmente - dal Four in Hand Club di Londra, anche se altri sostengono che sia stato battezzato così dalle carrozze di cavalli con tiro a quattro. Grazie alla sua asimmetria è un nodo classico ma al tempo stesso creativo. Al momento di fare il nodo (in quattro passaggi), l'estremità stretta della cravatta dovrà arrivare proprio sopra la cintura e la «gamba» circa 30 centimetri più sotto.

Una elaborazione del «Tiro a quattro» e il «Victoria», che si concretizza in sei passaggi, con un secondo giro esterno prima di finire al centro attraverso il giro esterno. Il Victoria, che ha una massa maggiore del «Tiro a quattro», è particolarmente indicato per le cravatte sottili o per quelle logore (che hanno un loro fascino particolare e vintage). Una variante del Victoria (sempre adattissima per le cravatte sottili o per quelle con la parte che si annoda logora) è il «Prince Albert», sempre con sei passaggi, ma in cui l'estremità attiva della cravatta deve passare sotto il primo e il secondo giro. Tutti conoscono il nodo «Scappino», così chiamato solo in Italia, perché altrove - soprattutto nei Paesi angloamericani - si chiama «Windsor». La leggenda dice che fu creato dal duca di Windsor, che invece non lo inventò e non lo indossò mai, e si realizza in otto passaggi; è un nodo importante, utilizzato nelle occasioni formali, molto simmetrico e che riempie bene il collo della camicia.

Commenti

macchiapam

Sab, 02/04/2016 - 12:58

17 nodi sono inutili: ne bastano 4, a seconda della consistenza della cravatta. Le migliori, una volta, erano fatte con mezzo square, senz'anima; poi si è passati a un quarto di square, coll'anima: accettabile. Il resto è robaccia. Per quelle molto spesse basta il nodo semplice. Per le altre raccomando il mezzo-scappino, mentre lo scappino intero è troppo gonfio. Prendere comunque e sempre esempio dalle foto del duca di Windsor, artista insuperato. E poi: sapete annodare il papillon? e il plastron?

JD_Revolution

Lun, 10/10/2016 - 18:49

Io invece consiglio a tutti questa pagina Facebook. JD Revolution: https://www.facebook.com/JDrevolution/