Creative e produttive: le manager cambiano stile (quello di comando)

Le storie delle italiane che rivoluzionano le aziende di famiglia e scalano i vertici delle multinazionali

Giovani, donne e controcorrente. Ecco l'identikit delle manager italiane del futuro, capaci di prendere sulle spalle, rinnovandole, le aziende di famiglia oppure di scalare, con tenacia e determinazione, tutti i gradini gerarchici delle multinazionali fino a sfondare quel soffitto di cristallo con cui si è soliti descrivere il tormentato rapporto tra donne e potere. Le cose stanno cambiando, persino in quest'Italia ferma ultimi dati Istat di luglio al 46,8 per cento di donne occupate. Lo confermano altri numeri, ad esempio quelli della Consob sulla presenza delle donne nei Cda e lo dice l'esperienza quotidiana.

Le manager italiane non sono tante, ma hanno un piglio nuovo. Spesso cercano confronto (e conforto) oltre lo Stivale, come accade alle socie italiane di Ypo, sigla che sta per Young President's Organization, che da noi non è molto nota ma che ha vita lunga - è stata fondata in America negli anni Cinquanta - ed è una rete globale che riunisce i giovani amministratori delegati e manager di altissimo livello di 130 Paesi, proponendo forum, incontri di formazione professionale e personale. Comune denominatore dei soci: avere meno di 45 anni. In Italia sono una novantina i membri di Ypo, il 10% le donne: non molte, ma con storie che raccontano di un nuovo modo di intendere la gestione del potere in ufficio.

MANAGER IN FAMIGLIA

Nadia Zenato, erede designata dell'azienda vinicola di famiglia con le tenute sul Lago di Garda, ha 43 anni e si occupa di strategia, della rete vendita e del marketing: è brava a creare vini nuovi (come il Rosso Sansonina del Garda, realizzato con la madre Carla Prospero, vino rosso in terra di bianchi) e adora andare controcorrente. Respira l'aria del vitigno fin da bambina, ma studia legge e s'intestardisce per andare a vivere a Londra: si adatta a fare le pulizie in un negozio poi passa alle vendite. Il richiamo dei vini però è forte: Nadia torna a casa, lavora in uno studio legale al mattino, il resto del tempo lo dedica all'azienda di famiglia finché capisce che può fare, e bene, anche lì. Porta innovazione e aumenta la rete di agenti di vendita: «Il mondo del vino è maschile e proprio perché mi piace sparigliare le carte ho insistito su un approccio molto femminile, capace di trasmettere emozione e passione per il lavoro. Non è un caso se l'innovazione nel nostro settore, ad esempio l'idea dei wine-tour nelle cantine, è arrivata dalle donne», racconta. Definisce creativo il suo approccio al lavoro e non è un caso: Nadia Zenato firma anche una personale collezione di gioielli con sughero e tappi. Quando trova il tempo? «Nelle lunghe trasferte in areo in America o in Asia: faccio uno schizzo e poi un artigiano realizza il prototipo. Mi piace l'idea della bellezza che nasce dai dettagli», dice.

Cura del particolare, innovazione e dedizione sono nel dna anche di Elena Maria Carla Torri: a 39 anni, con una bimba di 2 e un altro figlio in arrivo, rappresenta la quarta generazione di donne a capo di Icma, azienda leader nel settore della luxury paper le cui carte, tanto per intenderci, «vestono» i regali al presidente della Repubblica e al Papa e sono molto ambite tra i brand del lusso e della moda. Ha ereditato la passione per il lavoro della bisnonna Matilde che, tra le prime imprenditrici in Italia, creò negli anni l'Industria Carta Metalizzata Affine che ancora oggi dà lavoro a una quarantina di persone nella provincia di Lecco. Un filo rosa regge le sorti dell'azienda: alla bisnonna Matilde subentrano la nonna, la madre («è ancora presidente della società: con lei mi confronto sempre», ci dice) e infine Elena stessa. «Il passaggio è stato naturale spiega ed è stato importante iniziare con umiltà. Se ho mutuato lo stile manageriale delle donne della mia famiglia? Ognuna ha il suo: di certo ci accomuna la predisposizione alla pacificazione dei conflitti».

DONNE CON LA VALIGIA

Giovani, donne e con la valigia in mano: le vere manager sanno guardare lontano. Paola Granzoni ha solo 25 anni quando, dopo la laurea in Architettura alla prestigiosa Columbia University, decide che non vale la pena rientrare in Italia: a Manhattan apre una società di real estate per clienti europei interessati a investimenti Oltreoceano. «Tipico di noi donne buttarci a capofitto in un'impresa nuova», racconta. Sono passati vent'anni da quelle prime riunioni: «Mi scambiavano per la segretaria e a volte mi portavo dietro un uomo più grande, un mio dipendente che all'inizio tutti prendevano per il capo». Oggi Paola è sposata, ha una figlia di 7 anni e giornate che iniziano molto presto e finiscono molto tardi. «Ho potuto fare ciò che ho fatto perché l'America è un Paese molto meritocratico e negli anni Novanta c'erano opportunità di mercato impensabili in Europa. Il segreto è un sano pragmatismo: non bisogna cambiare il mondo, ma cogliere ogni situazione come sfida e opportunità. In quanto donna giovane attiva in un mercato maschile e tradizionalista mi sono adattata: la competenza paga sempre», spiega. Convinta sostenitrice del fatto che le donne dovrebbero imparare a fare squadra, Paola Granzoni crede che le ragazze avrebbero solo da guadagnare da una legislazione sul lavoro meno rigida. «Quando ho aperto la mia prima società in America ho assunto diverse madri a regime part-time: rendevano meglio di altri dipendenti full time. La clausola dell'impiego as will, a seconda del desiderio, senza contratti a tempo indeterminato, responsabilizza entrambe le parti: favorisce l'imprenditore e motiva il dipendente capace», osserva.

Valeria Picconi, 49 anni «un marito comprensivo che fa la sua parte» e due figli piccoli di 4 e 2 anni, è Country Manager Italia di Axa Partners-Credit and Life Protection: anche lei, come Paola Granzoni, è stata una ventenne che voleva farcela. A 25 anni, dopo la laurea in Bocconi, è già a Londra per un'opportunità di stage in General Electric. Di giorno il lavoro, di sera lo studio: «Mi sono fatta il mazzo»¸ dice oggi e ci ricorda che solo uscendo dalla propria «comfort zone» le donne, specie in aziende multinazionali, possono emergere. Valeria rientra in Italia a 32 anni già da dirigente: da Londra è mandata a Mondovì, presso un'azienda italiana patronale assorbita dalla casa madre inglese. «Fu un bello choc, ma imparai moltissimo. Spesso a noi donne manca la spavalderia: abbiamo paura di correre rischi e fallire. Il perfezionismo ci frega spiega la top manager -. In azienda ho un piglio abbastanza maschile, anche se il discorso tra leadership in rosa e in azzurro mi sa di vecchio: quando si è al vertice bisogna capire a seconda delle persone e delle situazioni se è meglio uno stile accudente, emozionale e inclusivo o uno più dirigista. Non esiste una ricetta unica».